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12 Agosto 2026

L'incontro a Mandanici tra un vecchio combattente e lo studioso Rohlfs


Mandanici, 1924. In uno degli scatti più suggestivi legati alle sue celebri esplorazioni etnolinguistiche nell'Italia meridionale, il filologo tedesco Gerhard Rohlfs immortalò una figura destinata a conservare, nel volto e nella storia, un frammento della memoria del Risorgimento.

Si tratta di un anziano che, all'epoca della fotografia, aveva 84 anni. (Potrebbe trattarsi di Ciatto Giuseppe, figlio di Domenico e Anna Calabrò, nato nel 1841.)  Portava con sé il ricordo di una delle pagine più drammatiche dell'Ottocento italiano: la battaglia di Solferino, combattuta il 24 giugno 1859.

Poco più che ventenne, aveva preso parte a quella sanguinosa battaglia, uno degli episodi fondamentali della Seconda Guerra d'Indipendenza. Oltre sessant'anni dopo, il ricordo di quell'esperienza era ancora vivo nella sua memoria.

Davanti all'obiettivo di Rohlfs, l'anziano si mise in posa con grande compostezza. Il suo abbigliamento e gli oggetti che stringeva tra le mani raccontano, quasi senza bisogno di parole, la vita di un uomo della Sicilia rurale di allora. In testa porta il caratteristico copricapo: Rohlfs annotò a margine dello scatto l'espressione dialettale 'a barritta, nota nella tradizione popolare della Sicilia orientale anche come mèusa. Nelle mani stringe invece due oggetti semplici ma ricchi di significato: un bastone di legno, di "pirainaru", e una zappetta, segno del ritorno dalla campagna.

 La fotografia di Rohlfs assume così un valore che va oltre il semplice ritratto. Quel volto rugoso diventa testimonianza diretta di un'epoca ormai lontana, quando uomini comuni furono protagonisti degli eventi che portarono all'Unità d'Italia. Oggi quello scatto rappresenta uno straordinario documento della memoria siciliana e risorgimentale: l'incontro tra la ricerca scientifica, la grande Storia e la vita quotidiana di un uomo che aveva visto l'Italia cambiare sotto i propri occhi.