RACCONTI


 

LA PASTORA E LA PALOMBELLA

  

Vorrei narrarvi una storia mai raccontata fino ad oggi, perché sconosciuta alle odierne coscienze e venuta alla luce nel corso di un evento direi eventuale e straordinario allo stesso tempo.

Intorno alla fine dell’700 inizi ‘800 viveva a Mandanici una donna pastora, la quale……un attimo!...Non è questo l’inizio. Le cose, infatti, non sono andate esattamente così: torniamo al nostro tempo.

Più volte mi è capitato di fare da “cicerone” ai turisti che vengono a visitare il nostro paese e proprio nella primavera del ’97 giunse un gruppo di olandesi, francesi e tra loro una coppia di giovani venezuelani che si trovavano a Taormina, i quali avevano nonni italiani ed uno sembra fosse originario proprio di Mandanici. Entrati nella Chiesa Madre di S. Domenica rimasero entusiasti per la bellezza, ma la giovane venezuelana era come stordita e ad un tratto la vedemmo immobile a fissare la colomba che rappresenta lo Spirito Santo posta in alto sull’altare maggiore. Quando mi avvicinai per vedere come stava cadde improvvisamente come morta e respirava molto lentamente…

…lentamente…

…….lentamente mi alzai stremato dal caldo soffocante di quella mattinata di luglio. Il sole era già alto e le cicale rendevano l’atmosfera di quella caratteristica canicola delle estati siciliane. Ero accaldato e a poche centinaia di metri c’era l’acqua di Moalio nella terra dei Mastroeni. Ci volevava ancora un po’ prima di scendere al paese. Avanti a me scendeva una donna, una pastora. Andatura posata e fiera con un’enorme bisaccia sulle spalle. Scendeva sicuramente dalla mandria posta un chilometro più su di dove ero io. Pensai alla sorgente e alla frescura delle sue acque e vidi la pastora fermarsi, posare giù la pesante bettola, passarsi la mano sulla fronte grondante di sudore, sospirare piano volgendo lo sguardo verso il paese ancora lontano: il suo profilo robusto aveva i segni di una femminilità costretta, le rughe di una felicità rassegnata, i lineamenti veri della vita. Si accinse ad attingere acqua con le mani ma……un fruscìo improvviso tra le felci la distrasse ed ella con una pietra cerco di spaventare e cacciar via la serpe che presumibilmente era la causa di quel sinuoso movimento tra i cespugli: “ No, femma, io sugnu n’anima battiata com’a tia, non mi tirari petri!” La donna rimase di stucco. Non era infatti una serpe ma era un’anima. “ Sugnu cunnannata ‘cca pi na Missa” continuava la voce. La pastora chiese cosa poteva fare per aiutarla e la voce le disse di far celebrare una messa in suo suffragio. “Io picurara sugnu, comu ta pagu a missa? E tu co mi fai accapiri chi chiddu chi stai dicennu è veru?” L’anima rispose: “ Chiddu chi c’è ‘nta bettula d’arreti è toi, chiddu chi c’è davanti è pi mia. Quannu poi u parrinu consacra a Missa tu mi vidi comu na palumma.”

La donna giunta in paese vendette le ricotte che aveva nella parte posteriore della bisaccia, quelle che aveva nella parte anteriore le portò al parroco della chiesa madre di Mandanici per la celebrazione della messa in suffragio di quell’anima misteriosa. Nella chiesa madre c’era solo il padre celebrante, la pastora e…..una colomba che al momento della celebrazione si levò in volo lentamente…..

….lentamente….

…….lentamente la giovane venezuelana tornò in sé, venne visitata dal medico il quale disse che si era trattato di un qualcosa di simile alla sindrome di Stendhal, mentre il marito incredulo raccontava quello che la moglie credeva di aver vissuto. La colomba? E’ ancora la a suscitare emozioni. Ah! Io? Sapevo stranamente pure io della pastora e della palombella per cui andai anche io a farmi visitare!

 

                                                                                                                               © Alessandro Caminiti