PEOSIE


IL PIANTO DEGLI ULIVI MANDANICESI

 Il silenzio ti celebra, albero degli dei; l’uomo ai tuoi piedi s’affanna, o dono della divinità…..

….fino a quando? Dalle faticate fronde un grido ormai s’ode: “lacrime d’aureo unguento profumato scenderanno dalla tua argentea valle; e tu, o Ninfa, non potrai raccoglierle né contenerle: si disperderanno nella povertà di chi  ha creduto essere ricco. La superficialità dell’uomo che governa ha ucciso la nostra secolare esistenza! Non sperare, Mandanici,in promesse mai adempiute: la nostra essenza rinomata e insignificante per gli stolti, è orgoglio e perseveranza per gli onesti!” 

 Nota: in questi ultimi anni 2003-2004 il lamento è sempre più esanime….

Per udirlo basta immergersi nel silenzio della propria coscienza, ascoltare il sibilo del vento del Sud e rimirare le fronde verdeggianti……se non ti riesce, prova ad essere mandanicese.

© Alessandro Caminiti - agosto 2001

 

MANDANICI PAESINO MONTANO
(lirica) 
Montan paese odoroso di menta nasce la pace nel cuore mio ansioso qual rustico amico a me si presenta Il tuo bel paesaggio meraviglioso. Il tuo mulino e il Dinarin torrente mi parlano al cuore giocondamente. M’allontano verso la vetta del monte tra le alte siepi; singhiozza una fonte al limitar d’altre case. Odo lento il passo del pastore e lo spavento della capre che fuggono sui sassi, scuri macigni, paurosi ammassi di rupi battute dal vento. Tutto ravvolto nel verde e silente del cupo bosco, splendido manto, quante volte mi apparisti alla mente mirabil sogno, paese d’incanto. Ti ritrovo qual t’ho sempre sognato, passo e amoroso mi sorride il prato; dischiudonsi i sentier sul mio cammino; s’accosta con fiducia il pellegrino, stanco e affannato col suo fido cane, compagno ignoto, e non domanda pane, ma sol conforto alla sua lunga via, che tenda verso l’alto e che non sia una fatica inane. Il tuo potere magico m’addita Quella capanna di felci che può darmi quella felicità tanto inseguita da me penosamente più di marmi di palazzi sontuosi. La mia vita si schiude ancora Al forte odor di menta; ritrovo al fin me stesso e con vago piacere ignoto e dolcezza infinita, io che conobbi il mondo che spaventa, solo dei verdi tuoi regni m’appago

© Aurelio Lenzo - anni 80