Heos Cogliani Lenzo

Il fantasma del castello

Cronache familiari sbiadite e tarlate, documenti ormai friabili del sussegursi delle generazioni di una casata sopravvissuta sino ai nostri giorni, giardini densi di muschio, antiche sale dove è ancora possibile percepire voci e presenzedolenti: si tratta di una trama di memorie (tramandate e custodite per i visitatori di un giorno o per gli studiosi di tutta una vita), che possono anche generare, in un estremo palpito di vita, una leggenda popolare o un fantasma che renda più interessante un antico castello o più inqietante il silenzio attonito di una notte senza luna. Ma il fantasma rimane muto ed evanescente, chiuso in un limbo avaro ed inesorabile, finchè non incontri chi sappia restituirlo alla vita, infondendogli una parte della sua stessa anima. Ed è proprio un incontro privilegiato a generare il racconto di Heos Cogliani Lenzo, un racconto che non concede nulla alle facili suggestioni di una ricostruzione storica di maniera o al gusto della ghost novel tradizionale o ai ritmi della leggenda popolare: sorretta da una felice tensione fantastica la scrittrice attraversa i varchi e i labirinti del tempo col passo lieve e sicuro di chi possiede il dono della visione, sino a far suo, nel ritmo sapiente del sogno e della dissolvenza, il segreto del fantasma di una madre rimasta per secoli ad aggirarsi nei luoghi del suo dolore, il segreto di un volto di donna custodito da un'antica tela, il segreto rivelato da una voce che il logorio dei secoli non è riuscito ad affievolire. Può accaderecosì, nel momento in cui la visione si traduce in scritura, che le muraglie del tempo si sgretoloni, i volti si identifichino, le voci si fondano, il dolore antico e leggendario si saldi al dolore vivo e presente, in una continuità arcana che gli dia un senso e lo sublimi.

Prof. Cosimo Cucinotta ( Docente di letteratura italiana moderna e contemporanea dell'Università di Messina)