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Pellegrinaggio
a Tindari 2006
Come ogni
anno nella seconda domenica di maggio si è svolto il
pellegrinaggio alla Madonna del Tindari le cui radici
risalgono a tempi non facilmente databili per mancanza di
fonti.La partenza, come sempre, all'una di venerdì mattina
dalla Chiesa madre di santa Domenica ove è custodita la
statua della Madonna del Tindari e lo stendardo che
accompagna per tutto il percorso i pellegrini. Ricevuta la
benedizione da padre Salvatore Orlando e salutati da qualche
sparo inopportuno si parte.Anticamente prima della
costruzione nel 1966 della strada di collegamento in terra
battuta, il percorso si effettuava a piedi o a dorso di
cavalcature opportunamente bardate attraverso impervi e
antichi viottoli che attraversavano i monti peloritani in
lungo e in largo. I principali punti toccati in seguenza
sono: fossa lupo, valanca balle, grotta campana, portella
femmina morta, portella cardile, piano margi ove ci si
riposa per qualche ora, l'abitato di Bafia ove quegli
abitanti "al passaggio dello stendardo la gente ne
baciava il lembo per devozione, ovviamente, ma anche in
segno di lunga consuetudine con gli abitanti di
Mandanici" (Carmelo Bonvegna), quindi si raggiunge
l'abitato di Rodì, poi ponte Cicero, Vigliatore, la
nazionale 113 ed ecco finalmente raggiunto il Santuario del
Tindari posto su un promontorio della Sicilia nord orientale
ove trovasi il Simulacro bruno scuro della Madonna con il
suo bambino. Arrivati all'agognata meta i fedeli si sentono
stanchi ma appagati nella loro più profonda religiosità
che emerge forte più che in altre occasioni similari.
Durante il duro percorso a piedi la fede ha fatto emergere
dalle proprie capacità fisiche risorse inaspettate. Nel
passato non troppo lontano abbiamo visto sfegatati comunisti
piangere come bambini davanti alla Statua della Madonna
chiedendo in ginocchio doni particolari per se o per i
propri congiunti. Dopo essersi riposati negli stanzoni messi
a disposizione dal Santuario o negli alberghi viciniori a
mezza notte tra il sabato e la domenica si ritorna al paese
con l'animo pieno di felicità per avere ottemperato ad un
forte ancestrale richiamo dell'anima. nei posti più
significativi il passaggio dei pellegrini è scandito dal
rullo del tamburo suonato dai bravi Antonio Sturiale, Nino
Urso e Gabriella Urso, suonato alla
"calavirisa" come ci ricorda l'amico Carmelo
Bonvegna, studioso ed attento osservatore anche di cose
mandanicesi, in "Usi e costumi di Rodì e Milici"
edito da Bastogi. Quest'anno i pellegrini che hanno raggiunto
Tindari a piedi sono stati una cinquantina, tra essi Carlo
Miano venuto da Gallarate(MI) per non mancare
all'appuntamento con pellegrinaggio. Evviva Maria!
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