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Mandanici
come metafora
di
Francesco Lo Duca
Trascorrere
qualche giorno in rilassatezza a Mandanici, è
un’esperienza davvero insolita che molti viaggiatori
dovrebbero assaporare. Il soggiorno diventa ancor più
interessante e riposante se fatto in periodo estivo,
anche quando il sole picchia cosi forte da rischiare
l’incendio degli alberi di ulivo, i quali coronano il
bel paese producendo il miglior olio della Sicilia.
Lasciando la chiassosa costa che da Messina porta a
Taormina, Mandanici diventa un piacevole rifugio dai
contorni modellati dal tempo e dalla storia. Sulle
vecchie e rocciose case, distribuite su viuzze dai
perimetri medievali, si alza come d’incanto il campanile
della chiesa di Santa Domenica, patrona del paese.
L’immagine che si riceve, con il verde sfondo dei
Peloritani, è una nitida cartolina di età indefinita che
difficilmente scompare dalla mente. L’aria respirata è
purissima: un salubre miscuglio di leggera brezza ionica
e fresco soffio delle vicine montagne.
Siamo in un
punto centrale, geograficamente strategico dell’angolo
nord-orientale della Sicilia, dove, come una metafora,
si salutano il mar Ionio e il mar Tirreno. E’ prossimo,
ma non si vede lo Stretto di Messina, perciò, il tutto
diventa una prosecuzione appenninica, una calabra
propaggine aspromontana, dai rilievi docili e ondulati.
Mandanici ha
un passato storico interessante e ancora molto da
scoprire. Per la sua posizione strategica, il paese è
stato crocevia di genti e di eserciti. Spiriti nobili e
tolleranti, amore per l’indipendenza e la libertà hanno
reso Mandanici storicamente ospitale verso movimenti
politici, religiosi ed etnie diverse. Ebrei e riformisti
luterani hanno trovato accoglienza e comprensione anche
nel difficile e tremendo periodo dell’inquisizione
spagnola, istituita nel 1478 da Papa Sisto IV, in
seguito alle richieste di Ferdinando di Aragona e
Isabella di Castiglia.
Tutt’oggi a
Mandanici, fa bella mostra di se il restaurato Monastero
di Maria Santissima Annunziata (XII secolo) di rito
greco-ortodosso, acquisito, nel 1987,
dall’amministrazione comunale come suo patrimonio
inalienabile. Altre chiese, quella del Carmine, del
Santissimo Salvatore, Sant’Antonio Abate, Santissima
Trinità, tutte in buon stato di conservazione e antichi
palazzi nobiliari perfettamente restaurati, dalle linee
sobrie ed eleganti come casa Scuderi e casa Mastroeni -
Longo, contribuiscono a conferire a Mandanici
un’immagine artisticamente gradevole.
Un’altra
risorsa non trascurabile di Mandanici è quella umana, la
civiltà e il senso, tipicamente mediterraneo,
dell’ospitalità dei suoi attuali abitanti che sanno
tenere il loro paese sempre lindo. Ti accolgono tutti
con garbo ed educazione, dal generoso e metaforico
barbiere, padre dell’attuale giovane sindaco, al gentile
e socievole parroco. Gli attivissimi coniugi, Lucia e
Mario Carpo sanno raccontare del passato, del presente e
di un futuro che loro si ostinano a intravedere per
Mandanici.
Nel
frattempo, a Mandanici si può star bene, la gastronomia
locale è ottima, garantita anche dai prodotti tipici
serviti dalla Trattoria del Cacciatore e da Antichi
Sapori. Nei pressi del Monastero di Badia esistono due
ospitali aziende agrituristiche, affascinanti e a
diretto contatto con la rigogliosa natura incontaminata
In una delle due, l’attraente Villa Veronica posta alla
profondità di una gola, è possibile effettuare delle
cavalcate e fare riposanti bagni nella piscina
all’aperto leggendo il bel volume di Armando Carpo,
“Mandanici - sulle tracce del passato” di Armando
Siciliano editore.
Francesco Lo
Duca insegnante
istituto di Vibo Valentia e corrispondente del
Quotidiano di Calabria
La
disperazione peggiore di una società è il dubbio che vivere
onestamente sia inutile.
Corrado
Alvaro
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