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Prima
giornata del convegno sulla “cura del cuore spezzato dal
dolore”
Sono
ufficialmente iniziati l’ 8 settembre 2006 i lavori del
convegno sulla “cura del cuore spezzato dal dolore”
nella sala del Notricato del monastero della SS. Annunziata
di Mandanici. Ci
siamo intrufolati, non senza qualche perplessità, tra il
numeroso e attento pubblico di specialisti del settore
intervenuti per confrontarsi su tematiche che da pochi anni
vengono affrontate con maggiore impegno e sotto una nuova
luce. Ad
introdurre i lavori il Dr. Roberto Motta direttore U.O.C.
MDSM di Taormina dell’AUSL n.5 di Messina, il quale si
auspica che dal confronto dei vari gruppi, dalla conoscenza
delle varie esperienze si possano affrontare al meglio le
problematiche nascenti dal lutto inteso nel senso più ampio
del termine. Il
Sindaco di Mandanici dott. Giuseppe Briguglio ha ribadito
come sia stata cosa importante aver concesso ai monaci
ortodossi la gestione del monastero della SS. Annunziata e
come tale scelta si stia dimostrando felice perché
rappresenta non solo la possibilità di incontro tra le
varie realtà religiose cristiane ma anche perché può
rappresentare un volano per lo sviluppo di un turismo, non
di massa, riservato ad incontri di carattere culturale e
scientifico come in questo caso e per questo ha ringraziato
il dott. Roberto Motta per la scelta di realizzare a
Mandanici un congresso di così alto spessore. Si
entra nel vivo dei lavori con l’interessante intervento
del dott. Luigi Colusso, responsabile progetto “rimanere
insieme” dell’Associazione Advar di Treviso. E’
stato un intervento molto tecnico espresso, nonostante la
difficoltà della materia, con la massima semplicità e
linearità. Ha
incominciato a condividere l’esperienza del lutto legato
alla morte fin dal 1999 a Treviso quasi in simultanea con
altri gruppi di lavoro che pure in Italia, senza
collegamento alcuno, incominciavano a trattare la stessa
tematica. Il lutto, fin dai tempi remoti, da tutti i popoli,
da tutte le razze è stato da sempre affrontato con il
reciproco aiuto,con la reciproca assistenza. I nostri tempi
hanno aumentato la solitudine e ci hanno condotto ad una
crisi d’identità che è comune a tutti anche alle più
piccole comunità ove si riconoscono “tutti parenti
nessuno amico”. Le
prerogative professionali degli operatori risultano efficaci
se utilizzate all’interno di uno spazio di “naturalità,di
semplicità,di necessità e di efficacia” caratteristiche
che non si acquisiscono con studi particolari o specifici.
Ha continuato discutendo sulla necessità di “imparare ad
attraversare la sofferenza” rappresentata metaforicamente
dal fiume in piena dal quale abbiamo paura di essere
travolti. Ma se non ci proveremo, se non
tenteremo ad attraversarlo, se non riusciremo ad
attraversarlo resteremo per sempre immobili sulla sponda del
fiume. Altra
forma di elaborazione del lutto è “la narrazione” che
ci consente di eliminare la parte negativa,la parte dolorosa
del nostro vissuto discutendone con parenti e amici facendo
così riaffiorare i ricordi positivi per mezzo dei quali
trovare la capacità di affrontare il futuro. Il
dott.Colusso ha parlato anche della “perdita della
vicinanza” intesa come perdita egoistica e della
“perdita della lontananza” vista come perdita del senso
del futuro. In ogni caso evitando il rischio dell’
intellettualizzazione del lutto. Padre
Nilòs Vatopedinos, Abate del monastero, dopo avere salutato
i convegnisti ha espresso le contraddizioni sul tema
trattato provenienti da un luogo sacro qual’ è il
monastero . Il messaggio che traspare sembrerebbe una
contrapposizione perché nei luoghi di culto si verifica il
“lutto gioioso” in quanto si alternano e si mescolano di
continuo il lutto e la gioia. Il pensiero continuo
dell’evento “morte” sottrae sapientemente
l’intelletto dalla passione e il lutto che deve
considerarsi “afflizione spirituale purifica l’anima e
raggiunge la pace del cuore “.
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