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8 Ottobre
2015
“San Bbattulumèu di
Rrudì!” significato di una
invocazione siculo-rodiota
La frase
non la traduco perché è semplice anche per i non rodioti. Quanto a chi l’ha
pronunciata, al quando e al perché, noi, nati intorno agli anni 40, non
abbiamo problemi: la “storia” ce l’hanno raccontata i nonni e i padri appena
siamo stati in grado di sgambettare coi nostri piedi e di avere l’uso di un
po’ di ragione; insieme alla “leggenda”, celebre in ambedue le riviere
messinesi, della donna sconsiderata e del bambino volatole dalle mani dal
precipizio di Tindari, da cui sarebbe, poi, sortito il “mare secco”…
Per comprendere “quella” di San Bartolomeo
di Rodì, occorre rifare il percorso nel passato e magari aggiungere un po’
di immaginazione intorno a fatti e figure lontani di secoli e situati in
quel luogo che si chiamò Rhodis e, prima, forse, Solarìa se non col mitico
nome di Artemisia. Di sicuro, nel gran “fiume”, fino a quasi tutto il 1500,
esisteva un abitato – “na cità” – e ne abbiamo una prova nella “Crèsia
Vecchia” oggi ribattezzata da qualcuno col termine fascinoso di “cupola
rosata”: un manufatto misterioso che, quasi certamente, preesisteva alla
fondazione di Rhodis; nome, questo, che inutilmente cercheremmo nel
vocabolario latino essendo stato “inventato” o adattato dai “coloni rodii”
mandati nel territorio di Milici dai Cavalieri di San Giovanni di
Gerusalemme – “Ospedalieri di San Giovanni” – prima che dall’Isola di Rodi
si trasferissero a Malta, nel 1523.
Là, nella “tambòna” – così i contadini
(Turi Cicero, lo zio Nino Bonvegna…) chiamavano la cupola della “Crèsia
Vecchia” – dicono vi fosse la statua del San Bartolomeo attribuita ad Andrea
Calamech, scultore carrarese venuto a Messina nel secolo XVI; la statua
risale a qualche anno prima della storica e più devastante piena del nostro
“fiume” (1580/83).
“San Bbattulumèu di Rrudì!” raccontano sia
stato il grido unanime del popolo riunito attorno al Santo di marmo già
issato sul “carro di forza” a quattro ruote preparato e ornato dagli
antenati dei nostri ultimi carrai: di uno zzu Nunziato o zzu Nino o
Feliciano o Càmmunu u carràru o di un mastr’Addècu…; gli furono aggiogate
diverse pariglie di buoi, “sette” dice la tradizione. La scena, in parte
vera e in parte abbellita dai molti che ce l’hanno tramandata aggiungendovi
qualcosa – “cu cunta menti a so iùnta!” –, io l’ho ascoltata dai “vecchi”:
“San Bbattulumèu dû Castru!” ma i buoi stavano fermi, “San Bbattulumèu di
Petrunutàru!” e i buoi immobili, “San Bbattulumèu di Milici!” e niente,
neanche una mossa…! Al grido/invocazione “San Bbattulumèu di Rrudì!” i buoi,
come spinti da una mano invisibile, si sarebbero mossi e di corsa verso il
luogo dove ora sorge la “nuova” Rodì. Così l’ho descritta nel libro degli
“usi e costumi” del Paese; chiunque può leggerla nei particolari in quelle
pagine. La medesima cosa sarebbe avvenuta per la grande statua di marmo
della “Santa Maria delle Grazie” di Milici, comunemente detta “Madonna del
Lauro”.
La frase “San Bbattulumèu di Rrudì!”, in
dialetto siculo-rodioto, che ho fatto stampigliare ai piedi della
gigantografia del Santo esposta al balcone della nostra casa di via Dante,
il 24 agosto, è, di sicuro, una trovata personale che si appatta con la mie
ricerche sulla storia, le usanze e la lingua del Paese; ma credo che debba
avere significato sicuramente molto più importante e attuale rispetto alle
piccole passioni “folkloristiche” del sottoscritto.
Infatti. Nel momento drammatico ed epocale
in cui la società, presa dal disordine del relativismo, confonde il bene col
male e si inventa strade “altre” in cerca di una felicità futura sempre più
chimerica, quelle parole arcaiche e siciliane vogliono suonare come richiamo
alle nostre “radici” che il “Padrone del Mondo” tenta di tagliare per
renderci più manipolabili e tenerci al guinzaglio. La scritta in bella vista
al balcone, ha voluto significare, quindi, Religione dei Padri, attaccamento
a qualcosa più grande di noi e che trascende le nostre persone, fedeltà alla
Terra, alla lingua dei nostri Morti, alla Famiglia che quei Padri ci hanno
consegnato e che, oggi, una consorteria di intellettuali, di “arrivati” e
politicanti al servizio di quel Padrone, cerca di capovolgere. Piccolo segno
sulla facciata della mia casa per riaffermare pubblicamente il valore ancora
attuale di quelle “radici”. E “piccoli segni” sono pure le bandierine
multicolori e i lumini che i Franco, le Marie, Nicola, Samuel, Vincenzo,
Bartolomeo…hanno preparato nella nostra strada del quartiere “Mannelli” per
il passaggio della Processione del 24 o le coperte finemente ricamate da
donne maestre e stese ai balconi in via Orto Pozzo di contrada Ryolo o la
suggestiva infiorata di oleandri e petali di rose della Castagnara, la prima
domenica di agosto o i tanti altri “segni” che ognuno si improvvisa al
passaggio della Madonna e dei Santi per dimostrare la sua fede e la
devozione: così i “viva Maria!” dell’indimenticabile Felice o le manciate di
ceci abbrustoliti che Angelo Gambino o la signora Natala lanciano alla
Madonna di Lourdes o quello, significativo e preciso, di chi aspetta sulla
soglia della casa dei nonni per dare la sua offerta come fa Mario o faceva
Carmelo-Beniamino, mio lontano compagno alle Elementari, che ogni prima
domenica di settembre veniva da Novara e si postava davanti la sua vecchia
casa nel Giacato al passaggio della Madonna…
Certo, piccoli segni esterni e “materiali”
che poco varrebbero se mancasse la conversione del cuore e la fedeltà al
Vangelo; tuttavia, e nonostante ogni possibile nostra umana manchevolezza,
di valore ne hanno e come! Altrove, dove i puristi della Religione hanno
preteso abolire processioni e religiosità popolare, ritenendole
incrostazioni superstiziose di noi “mediterranei”, “teste calde”, sono state
chiuse molte chiese o, le migliori, trasformate in musei per turisti (di che
recentemente si è lamentato Papa Francesco) o in supermercati o in moschee
o, perfino, in… locali notturni! Non sono favole: accade in quella vecchia
Europa del Nord, deserta di figli, che ha già rifiutato il Cristianesimo e
si ritrova di fatto neo-pagana. E dire che molti chierici “latini”, negli
anni famigerati 1970 guardavano a “quel” Nord genuflessi come se da lì
dovesse arrivare l’oracolo risolutore di ogni male nella Chiesa e nel mondo.
Io ho ancora buona memoria per ricordare! Ne è risultato che in quei paesi
la Religione non è stata “purificata” come allora alcuni preti e prelati
immaginavano, ma cancellata!
È ciò che vorrebbero fare – al di là delle
belle parole e dei sorrisi di circostanza – anche in Italia soprattutto con
l’aggressione alla Famiglia e il capovolgimento della natura umana: il
tentativo di introdurre nelle scuole le lezioni di “gender” (scelta e cambio
del sesso…!) è l’ultima soglia – per ora! – di una rivoluzione antropologica
epocale che, nella fase attuale, ha avuto inizio col “68”: pensatori
cattolici la chiamano “IV Rivoluzione”, dopo la “protestante” (1517), la
“francese” (1789) e la “social-comunista” del 1917 . Questa – una volta
messa in moto – raccatta, in nome della vecchia dea “Libertà”, i disordini,
gli appetiti e tutti insieme i vizi dell’animo umano e ne pretende la
diffusione e la legalizzazione da parte dei Parlamenti, e se non è fermata,
va avanti imperterrita, acquistando, anzi, sempre più potenza e velocità
come un’auto in discesa senza freni. Così, la libertà mescolata al disordine
morale, genera – necessariamente – altro disordine misto a sete di nuova e
maggiore libertà, come la “bestia” dantesca che “dopo il pasto ha più fame
che pria”. Attenzione, però, tutto ciò ha un costo in frutti amarissimi, in
dolori che colpiscono nello spirito e nei corpi le singole persone, spesso
le più povere e indifese, e le società: solitudini, depressioni,
sbandamenti, famiglie divise, figli innocenti abbandonati o contesi, alcool
a fiumi e droga, bullismi, violenze, “femminicidi” in aumento… Non si può
calpestare impunemente il Diritto Naturale e pretendere di sfuggire alle
conseguenze; e vani e ridicoli sono i “rimedi” di tanti soloni e recitatori
televisivi, presidenti o segretari di qualcosa, giovani “ministre” abituate
al sorriso, politici “arrivati” nelle cui mani la Democrazia ha consegnato
un potere sproporzionato, confezionatori di costosi “progetti educativi”
inventati per far fronte al disagio/disastro di molti ragazzi provocato
dalla dissoluzione della Famiglia voluta dagli stessi “rimediatori”.
Noi facciamo bene a tenere le nostre
Processioni, i nostri Rosari, le “Salve Regina”, i canti le preghiere e le
invocazioni alla Vergine, quell’antico, bellissimo “viva la Gran Signùra
Maria!” e i nostri “San Bbattulumèu di Rrudì” e “San Fulippu d’Airò!”. Ma
oggi per essere veramente cattolici coerenti e devoti della Madonna e dei
Santi, occorre essere consapevoli che esiste tale Rivoluzione che vuole
ri-creare un “homo novus” e diverso da quello creato da Dio; essa è più
pericolosa delle tasse inique, dell’aumento dei prezzi o della
disoccupazione o di tanti altri malanni che ci assillano ogni giorno; essa
va studiata e combattuta con coraggio, costanza e intelligenza anche a Rodì
perché ne va di mezzo ciò che resta della civiltà cristiana minacciata di
completa estinzione; pertanto dobbiamo fare in modo che la religiosità
popolare non diventi una annuale parata di inutile folklore. Sta a noi
custodire con l’esempio della vita la preziosa eredità che i nostri Padri ci
hanno consegnato.
Ecco, questo è per me, oggi, il
significato del grido antico “San Bbattulumèu di Rrudì!”
Rodì (ME), Agosto
2015, dopo la Festa di San Bartolomeo
Carmelo Bonvegna |