L’ambiente
naturale condiziona l’attività sportiva di GS Martino Di Simo (2017). Alcune
volte mi chiedo se lo sport è una passione o è la passione per lo sport
Perché mi sono fatto questa domanda? La mia riflessione è stata mossa
valutando gli sportivi praticanti di alcune città con numerosi abitanti e i
piccoli centri, soprattutto di collina o di montagna. Una spiegazione si
potrebbe trovare nel fatto che nelle grosse metropoli vengono a mancare i
contatti umani e nella non conoscenza di chi abita sullo stesso pianerottolo
e questo porta alla freddezza di un verso l’altro. Mentre nei piccoli paesi
è naturale la conoscenza di ogni abitante, sviluppandosi il muto soccorso,
se così vogliamo definire, la disponibilità di ogni abitante verso l’altro.
Qui possiamo ancora trovare quel calore umano che ha da sempre
caratterizzato le nostre civiltà contadine. Un esempio che sto seguendo con
molto interesse, anche per conto dell’UNVS, è quello che si sta sviluppando
in provincia di Avellino, dove il calcio ha unito più paesi di una certa
importanza andando a creare ben sei squadre, istituendo un vero campionato
di Calcio over 40 riservato ai soci UNVS. In questo caso è stata la passione
per il pallone che ha unito i vari elementi e di conseguenza la formazione
di una squadra con tutto quello che essa comporta il portare avanti un
campionato. Basti pensare all’organizzazione di ogni incontro dal campo,
all’arbitro, alla divisa, la formazione della squadra, possono sembrare
dettagli, questi portano via tempo che è sottratto, nella maggioranza dei
casi, alla famiglia.
Lo sport
diventa passione quando coinvolge i tifosi e in molti casi il tifo si
trasforma in violenza tra le diverse compagini. Questo tipo di sport, se
così lo vogliamo definire, non porta alcun beneficio al corpo umano, è solo
formato di chiacchiere da bar e dei giornali che devono vendere il proprio
prodotto. Troppo facile sarebbe incorrere nel tranello degli ultra e dei
loro atteggiamenti, il più delle volte molto discutibili e condannabili.
Purtroppo questi episodi di violenza riguardano, spesso, un unico sport.
E’ insito
nell’uomo tifare o avere preferenze per un atleta o per una squadra nei vari
sport, però c’è il rispetto dell’avversario specialmente negli sport
individuali. Si gioisce per la vittoria del proprio atleta o della propria
squadra e si riconosce la superiorità dell’avversario in caso di sconfitta.
La sconfitta non deve essere motivo di rammarico, anzi il presupposto per
migliorasi, sprono nel raggiungere la vittoria. E’ quasi inutile andare alla
ricerca dei colpevoli, di chi fomenta, di chi soffia sempre sul fuoco
dell’odio. Sono i giornali che devono farlo per vendere? Sono le tv che
analizzano in modo estremo il comportamento dell’arbitro o del giocatore?
Ogni “tifoso” si sente allenatore, commissario tecnico, fino ad arrivare a
sentirsi proprietario di una squadra con libertà di vendere e acquistare
giocatori. In pochi hanno il coraggio di parlare o di ammettere il marcio
che c’è dietro con il calcio scommesse legale e illegale gestito dalle varie
mafie. Ha pochi è venuto il dubbio che alcune partite siano gestite da chi
mesta nel torbido.
Io abito in un
piccolo paese, Mandanici (in siciliano mannanici), alle pendici dei monti
Peloritani a 417 m slm, a 9 km dalla riviera Ionica. Conta, da fonti Istat
2011, 635 abitanti ma nella realtà i veri stanziali sono inferiori ai 400.
Come per tutto il sud, la mancanza di lavoro, ha causato una forte
emigrazione verso il ricco nord Italia o all’estero Il comune si dotò di un
campo sportivo di calcio, con una struttura adibita a tribuna e
d’illuminazione notturna, è stato il primo impianto sportivo nella valle
ionica, con queste caratteristiche. Nel recente passato erano i giovani del
paese che formavano la squadra di calcio poi, lo spopolamento del paese dei
giovani, aveva messo in crisi la possibilità di fare una squadra e il calcio
mandanicise si era fermato. Grazie a un forte interessamento di un locale
abitante, Mario Carpo e suo figlio Giuseppe, la squadra si è riformata,
chiaramente con innesti di giovani calciatori dei paesi viciniori. Mario mi
scrive che “il Mandanici nella versione moderna nasce nella primavera
del 1976, con l’apertura ufficiale del Campo di Calcio attuale. Prima il
Campo sportivo era “costruito” dagli appassionati con immense fatiche da
parte degli appassionati. Prima degli anni settanta, mai il Mandanici
partecipò a campionati. Il 1977.78 disputa il Campionato di Terza Categoria
della FIGC, i risultati non sono soddisfacenti ma la grande passione e la
volontà vedono il Mandanici partecipare ininterrottamente fino al 1994, anno
della ristrutturazione del campo Sportivo. Da citare i campionati 1984/85 e
1985/86 con un terzo e quarto posto in Terza Categoria. Talvolta per
scarsità di fondi il Mandanici (come quest’anno) partecipa ai Campionati
UISP. Si sfiora una promozione nell’anno 2001.02. Il risultato più
importante, inimmaginabile per Mandanici è quello della promozione in
seconda categoria nell’anno 2014/15 e dopo la cavalcata vittoriosa, la
partecipazione nel 2015/16 nel Campionato di seconda Categoria. Quest’anno
Campionato UISP con certi meriti”.
Nel territorio
di Mandanici sono presenti molti km di strade sterrate di diverse proprietà
pubblica e questo ha favorito un altro sport quello dei fuoristrada.
Ora si entra in
un altro capitolo dello sport in cui il territorio favorisce certi tipi di
attività sportiva. I campioni degli sport invernali generalmente sono nati
in paesi, dove abbonda la nave, come per gli sport acquatici sono favoriti
gli abitanti vicino al mare. Tomba fu un’eccezione che conferma la regola.
Ritornando al mio paese e alle strade sterrate, queste hanno dato la
possibilità ad alcuni giovani, di partecipare a gare nell’ambito dei
fuoristrada. In tutte le gare motoristiche c’è un alto tasso di rischiosità
credo, che nel fuoristrada questo è più alto dovuto alla precarietà
dell’aderenza della vettura alla terra, dei solchi creati dai precedenti
piloti e dalla vicinanza di alberi e burroni. Il pilota e il navigatore
devono essere forniti di una certa incoscienza e incuria del rischio. Hanno
provato l’ebbrezza della velocità prima in gare regionali, poi nazionali e
internazionali, Tino Scuderi, andando a correre nella Republica Domenicana e
Domenico (Mimmo) Arizzi, con diverse marche di fuoristrada. Una storia a se
è la famiglia di Triolo Agostino. Ho preferito che fosse lui stesso a
raccontarci le sue avventure motoristiche culminate con la nascita della
Triolo Racing Team.
Infatti, Triolo
Agostino, “ha inizio a correre nel lontano 1987 con i fuoristrada, nel
1989 in coppia con Franco Rigano arrivando 10* assoluti e 1* di classe nel
campionato italiano fuoristrada con la Suzuki Santana volumex. Negli anni
90,91,92 disputò il campionato italiano nel Trofeo Peugeot sponsorizzato dal
Trofeo Videomusic, 2a zona e al Campionato Forze di Polizia con Peugeot 1300
rally. Ora segue suo figlio Santo che ha iniziato con i kart dall’età di 13
anni, per passare ai rally dall’età di 18 anni, partecipando a svariate gare
tra cui Rally Taormina, Rally Letoianni, Rally del Tindari, Rally Tirreno,
Rally Gioiosa, Ronde Peloritani, Ronde Nebrodi, e pista arrivando sempre al
traguardo con ottimi risultati. I Rally sono stati disputati con diverse
vetture tra cui Renault Clio rs. Gr. A, Peugeot rally e Fiat 600 gr A”.
Anche su figlia ha iniziato a correre come navigatrice.
In questa
specialità in molte gare lotta per l’assoluto l’altro mandanicese,
architetto Giuseppe (Peppe) Maria La Torre, navigato dal socio di studio e
compaesano, Geometra Agatino (Tino) Cafeo guidando una Fiat Punto S2000,
Peugeot 207 S2000 preparata da Mario D’Ambra di Chieri (TO) e vari
preparatori Siciliani per la Peugeot.
Un titolo
importante è stato portato in paese dal non più giovane Natalino Mirabile,
imprenditore locale di un agriturismo, andando a vincere il Campionato
Regionale CSAI, riservato alle auto storiche, con la sua Fiat Ritmo 130
preparata dal mandanicese, Giuseppe Piccolo e seguita in gara dal Triolo
Racing Team.
“Ho iniziato
a correre nel 1990 con una Peugeot 205 Rally gruppo N, vettura con la quale
ho disputato almeno due Rally e un paio di cronoscalate. Verso la fine dello
stesso anno e fino alla metà 1991 ho cambiato vettura utilizzando una
Renault 5 gt turbo sempre in gruppo N, auto con la quale ho iniziato a
ottenere i primi piazzamenti sia in salita sia nei Rally. Dopo una
brevissima parentesi con una Peugeot 309 16v sono poi definitivamente
passato a una Peugeot 205 gti 1.6 gruppo N. Con questa vettura nel 1992 ho
in concreto sempre vinto la classe in tutti i Rally qui in Sicilia ai quali
ho partecipato, tranne che in due casi nel 1993 dove a causa di noie
meccaniche sono stato costretto al ritiro. Nel 1994 e nel 1995 ho continuato
cimentandomi con il Kart in classe 125 2t categoria “amatori” ma senza
competere in gare ufficiali. Ho anche avuto un primo approccio con le auto
storiche facendo qualche gara club con una Triumph Tr6 2500. Nel 1996, 1997,
1998 alla guida di una Porsche 911 sc 3000cc. ho partecipato al Campionato
indetto dal Porsche Club Sicilia vincendolo nel 1998. Dopo una lunga
parentesi, nel 2012 mi sono ricimentato con il Kart categoria 200cc. 4t,
limitandomi all’allenamento e non alla competizione. Nel 2015 sono tornato
ai Rally, questa volta storici, a bordo di una Fiat Ritmo Abarth 130 gruppo
N. Questo primo anno è servito a preparare il mezzo e a riprendere
confidenza con la guida sportiva e affiatamento con i copiloti che mi hanno
affiancato. Nel 2016 dopo una prima gara non titolata, ho partecipato al
Trofeo Rally Sicilia Auto Storiche articolato su sette gare vincendolo.
Durante il Trofeo siamo riusciti a tagliare sempre il traguardo, vincere
sempre la classe e collezionare tre primi posti assoluti. Faceva parte del
Trofeo anche la 100° edizione della storica Targa Florio”
E restando
tutto in famiglia paesana, i suoi navigatori sono stati Giuseppe Crimi e in
seguito Alberto Sturiale. Crimi, grande appassionato di Rally e conoscitore
di questo mondo, ha iniziato a navigare prima con Mirabile e dopo è passato
a navigare il pilota messinese di Patti, Mattia Cannarella su Citroen Saxo
VTS, andando a vincere il Campionato Regionale Csai per navigatori auto
storiche. Per un piccolo paese come il nostro, avere due campioni regionali
sono un bel successo, stando dimostrando come questo sport sia sentito.
Quando lo sport è passione, non si sentono i sacrifici per le ore rubate al
sonno, di notti passate a prendere e correggere le note, inebriati dal
profumo di benzina, oli e freni caldi. Quelle forti pulsazioni nel cuore
davanti al semaforo che scandisce i secondi della partenza di una prova
speciale, in attesa del verde per il via, che ti fa pensare un attimo: ma
chi te lo fa fare? Si accende la luce verde è un susseguirsi di note
scandite al pilota, di una reciproca fiducia, un occhio alla strada e
l’altro al libro delle note, un orecchio per capire il minimo rumore del
motore….. e non si pensa più a nulla fino al prossimo rally.
La strada di
collina che dal mare raggiunge Mandanici per le sue caratteristiche di
falsopiano con alcuni strappi e curve impegnative, è sede di allenamento del
Campione Italiano di ciclismo, Vincenzo Nibali, nato a Messina e spesso nei
primi mesi di preparazione non è difficile incontrarlo mentre pedala per
raggiungere il nostro centro abitato. Mentre per gli appassionati di
ciclocross e motocross hanno a disposizione le strade sterrate della
forestale che collegano i vari punti più alti degli Appennini Peloritani da
dove si possono avere vedute sull’Etna, Mare Jonio e Mar Tirreno.
In questi
giorni trascorsi nella Republica Domenicana, ho osservato che lo sport è
condizionato dai luoghi di nascita e mentre in Italia il gioco predominante
è il calcio, qui i ragazzi hanno, nel loro zaino di scuola, la mazza da
baseball, sport nazionale.
Il mio pezzo
era pronto per essere spedito, quando quasi per un puro caso della vita ho
avuto l’occasione di visitare un centro sportivo vicino alla città di
Santiago (RD). Come da noi c’è la scuola calcio, nella Republica Domenicana
una ventina di bambini maschi e femmine erano seguiti da un basebal coaches
della Federaciòn Domenicana de Béisbol e avviati alla pratica di questo
sport. Questo campo confinava con l’altro dove giovani più grandi si
allenavano, eventualmente, per un ingresso nella squadra della città i cui
tifosi si distinguono per una piccola bandierina posta sull’auto.