|
|
|
5 Agosto 2013 LA GITA A MANDANICI Bisogna sapere che se, nel versante ionico, c’è un luogo ameno, questo è decisamente Mandanici: sarà l’aria collinare, il fascino di monte Cavallo, la Chiesa di Badia, la Chiesa Madre con il quadro di Antonello De Saliba o, per ultimo, la scoperta della pietra di Federico II, comunque c’è molto da vedere e, nell’aria, anche qualcosa d’imponderabile che non si capisce, ma che si percepisce perfettamente. La scuola media di Messina “…….” aveva deciso, su proposta della Professoressa Rosetta Lombardo, di fare la gita di fine anno proprio a Mandanici, e Mandanici, da parte sua, aveva deciso di regalare ai ragazzi in arrivo una delle sue più belle giornate. Tutto era perfetto, quella domenica di fine maggio, e tutto era pronto. Il pulman con i ragazzi, la Preside e i professori, si fermò in piazza. I ragazzi “sciamarono” dal mezzo, e si affollarono sulla stiva del bagagliaio alla ricerca degli zaini pieni di “mangeria”, telefoni, computer, e altri “almanecchi elettronici” che solo loro sanno far funzionare. Finalmente il gruppo si ricompose. E dopo una visita alla Chiesa Madre e alla vicina biblioteca, si ritrovarono tutti per iniziare la salita verso, e oltre, il famoso ponte di Pietrafitta. Il gruppo più numeroso era quello del vecchio prof. Coglitore, i colleghi avevano dovuto insistere (e non poco), per farlo partecipare, lui sarebbe andato in pensione da lì a qualche mese, e i colleghi ci tenevano molto che avesse ancora un ultimo contatto con i suoi alunni: e anche loro ci tenevano… Era bello vedere questo scambio d’affetto tra due generazioni… Così, nella distribuzione “gitesca” il nostro aveva, diciamolo pure, quasi tutti i ragazzi con sé. Si avviarono: il prof., con il suo andare un po’ claudicante, si appoggiava saldamente al suo robusto bastone, e i ragazzi facevano a gara per stargli vicino. Dopo la fontana sotto villa Ricciardi, la strada diventa meno ripida, così il passo del gruppo era più spedito, allungando la distanza con quello della Preside e gli altri. Qualche ragazzo ogni tanto si voltava per esortare i ritardatari; come, loro condotti dal più anziano del gruppo erano in testa, mentre gli altri… che vergogna!!!! Il nostro prof. ora sembrava preso in tutto e per tutto, dall’euforia dei ragazzi, arrivando anche a cantare con loro e, cosa incredibile, a lasciare il bastone per fare, addirittura, qualche improbabile passo di danza. Ma il destino, alle volte fa qualche brutto scherzo. Proprio sulla curva prima del ponte, a poco più di un metro e mezzo: due sassi, dietro ai quali cercava di celarsi una grossa vipera. Il prof. fermò i ragazzi dicendo loro anche di arretrare poi, con fare quasi da domatore, cominciò ad avanzare. Si alzò un po’ il gambale destro del pantalone per avere una miglior visione del nemico, poi cominciò a fare piccoli passi avendo cura di mettere avanti sempre il piede destro battendolo e avanzando verso il pericolo. La vipera sembrava non preoccuparsi più di tanto delle manovre che il prof. faceva per spaventarla. Intanto qualche ragazzo era andato ad avvisare la retroguardia e nel giro di qualche minuto la strada era occupata da tutta la comitiva che implorava il vecchio di non fare sciocchezze, lui non sentiva, o faceva finta… Intanto il balletto continuava: fu un attimo e, i pochi centimetri di distanza tra i due contendenti, favorirono la vipera che attaccò. Con lo scatto tipico dei serpenti, l’animale puntò agganciandosi alla caviglia del professore, ma lui con un altro scatto colpì la bestia, col manico del bastone in modo preciso e avendone subito ragione. Appoggiò a terra il piede e, al collega che gli correva incontro, gli chiese solo di farlo appoggiare o sedere da qualche parte. C’era un grosso masso: si sedette e, con estrema calma, mise una mano in tasca, tirò fuori un fazzolettino, lo spiegò e, con quello sganciò materialmente l’animale ormai vinto. Lo mostrò al gruppo dicendo: - Vedete questo è l’essere più velenoso della zona, ma da oggi non farà più male a nessuno – lo buttò oltre la siepe, poi – Beh, andiamo, cosa stiamo aspettando?...-. I colleghi erano allibiti: - Ma che fai scherzi? Non ti muovere che il veleno va in circolo, ora chiamiamo aiuto -. Il professore scoppiò in una sonora risata: - Circolo? Aiuto? Ma di quale circolazione state parlando?... Ma è mai possibile che in tanti anni che siamo assieme non vi siete mai accorti che la mia gamba è di legno?...-. Giulio Romano |
|
|
|
|