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30 Maggio 2012

Servizio idrico ci possiamo salvare

Ingrandimento immagineI Comuni inferiori ai mille abitanti definiti montani hanno la possibilità di non partecipare alla gestione cumulativa del servizio idrico integrato (dalla sorgente alla depurazione).

Questa possibilità deriva dall'art.148 del D.lgs 152/2006 su norme in materia ambientale che così al comma 5 recita, così come sostituito dall'art.2, comma 14, dlgs 4/2008: ”ferma restando la partecipazione obbligatoria all'autorità d'ambito di tutti gli enti locali ai sensi del comma 1,l'adesione alla gestione unica del servizio idrico integrato è facoltativa per i Comuni con popolazione fino a 1.000 abitanti inclusi nel territorio delle comunità montane,a condizione che gestiscano l'intero servizio idrico integrato e previo consenso dell'Autorità d'ambito competente”.

I consumi annui d'acqua del nostro Comune ammontano a circa 165.000 mc. L'approvvigionamento avviene per caduta senza costi aggiuntivi per il sollevamento.

Le sorgenti utilizzate sono quelle di Iaddizzi e Dafine collocate in montagna, sono prive pertanto di eventuali sostanze inquinanti.

Il depuratore fin dai primi anni settanta trovasi in contrada Spafaro sul lato sinistro del torrente Dinarini.

A Mandanici ancora è vivo il ricordo dell'Eas per la sua gestione fallimentare, proprio è il caso di dire che faceva acqua da tutte le parti.

Tutti ricordano la lettura trimestrale con le eccedenze, il personale rigorosamente proveniente da Palermo, nessun intervento, dicasi nessuno eseguito sulle strutture del servizio, né in fase di approvvigionamento, nè nella fase di adduzione alle utenze.

Il Comune allora si fece carico di reperire i fondi per la sistemazione della conduttura e per la realizzazione di nuovi acquedotti mentre l'Eas soddisfatta stava a guardare e a riscuotere i lauti canoni.

Ricadere negli errori sarebbe un ritorno al passato, un déjà vu che ha motivato l'allora Amministrazione del Sindaco Carmelo Fasti a farsi fare quasi una leggina regionale ad hoc per potere uscire dal nodo scorsoio dell'Ente acquedotti siciliani. Scampato quel pericolo sarebbe assurdo ricadere nell'errore. Historia magistra vitae.

L'unico bene di cui disponiamo in abbondanza è proprio l'acqua tanto che i paesi vicini dicevano di noi: “A Mannanici sunnu sciacquateddi, si sciaccunu 'nta l'acqua comu agniddi”. Per 365 giorni l'anno (366 negli anni bisestili) l'acqua potabile sgorga sempre dai nostri rubinetti, salvo eventuali guasti circoscritti che vengono risolti in pochissime ore.

Il servizio è gestito in maniera soddisfacente ed economico dal personale comunale che è incaricato pure dello svolgimento di altre mansioni pertanto con una sensibile riduzione dei costi di gestione. L'acqua erogata come risulta dai ripetuti controlli è perfettamente potabile a norma di legge e la cittadinanza si ritiene soddisfatta del servizio offerto dal Comune.

Sottrarre alle logiche affaristiche, di mercato, del profitto privato un bene pubblico di così tale vitale portata è un dovere per tutti gli amministratori che poi alla fine hanno il dovere di inchinarsi alle scelte referendarie del giugno 2011 quando i cittadini decisero a grande maggioranza per l'acqua pubblica gestita senza fini di lucro.

Il Sindaco Armando Carpo è pronto per portare la discussione in sede consiliare per un migliore approfondimento, e a quanto pare sembra deciso ad utilizzare la possibilità prevista dalla legge di non aderire all'Ato.