I Comuni
inferiori ai mille abitanti definiti montani hanno la possibilità di non
partecipare alla gestione cumulativa del servizio idrico integrato (dalla
sorgente alla depurazione).
Questa possibilità deriva
dall'art.148 del D.lgs 152/2006 su norme in materia ambientale che così al
comma 5 recita, così come sostituito dall'art.2, comma 14, dlgs 4/2008:
”ferma restando la partecipazione obbligatoria all'autorità d'ambito di
tutti gli enti locali ai sensi del comma 1,l'adesione alla gestione unica
del servizio idrico integrato è facoltativa per i Comuni con popolazione
fino a 1.000 abitanti inclusi nel territorio delle comunità montane,a
condizione che gestiscano l'intero servizio idrico integrato e previo
consenso dell'Autorità d'ambito competente”.
I consumi annui d'acqua del nostro
Comune ammontano a circa 165.000 mc. L'approvvigionamento avviene per caduta
senza costi aggiuntivi per il sollevamento.
Le sorgenti utilizzate sono quelle
di Iaddizzi e Dafine collocate in montagna, sono prive pertanto di eventuali
sostanze inquinanti.
Il depuratore fin dai primi anni
settanta trovasi in contrada Spafaro sul lato sinistro del torrente Dinarini.
A Mandanici ancora è vivo il ricordo
dell'Eas per la sua gestione fallimentare, proprio è il caso di dire che
faceva acqua da tutte le parti.
Tutti ricordano la lettura
trimestrale con le eccedenze, il personale rigorosamente proveniente da
Palermo, nessun intervento, dicasi nessuno eseguito sulle strutture del
servizio, né in fase di approvvigionamento, nè nella fase di adduzione alle
utenze.
Il Comune allora si fece carico di
reperire i fondi per la sistemazione della conduttura e per la realizzazione
di nuovi acquedotti mentre l'Eas soddisfatta stava a guardare e a riscuotere
i lauti canoni.
Ricadere negli errori sarebbe un
ritorno al passato, un déjà vu che ha motivato l'allora Amministrazione del
Sindaco Carmelo Fasti a farsi fare quasi una leggina regionale ad hoc per
potere uscire dal nodo scorsoio dell'Ente acquedotti siciliani. Scampato
quel pericolo sarebbe assurdo ricadere nell'errore. Historia magistra vitae.
L'unico bene di cui disponiamo in
abbondanza è proprio l'acqua tanto che i paesi vicini dicevano di noi: “A
Mannanici sunnu sciacquateddi, si sciaccunu 'nta l'acqua comu agniddi”. Per
365 giorni l'anno (366 negli anni bisestili) l'acqua potabile sgorga sempre
dai nostri rubinetti, salvo eventuali guasti circoscritti che vengono
risolti in pochissime ore.
Il servizio è gestito in maniera
soddisfacente ed economico dal personale comunale che è incaricato pure
dello svolgimento di altre mansioni pertanto con una sensibile riduzione dei
costi di gestione. L'acqua erogata come risulta dai ripetuti controlli è
perfettamente potabile a norma di legge e la cittadinanza si ritiene
soddisfatta del servizio offerto dal Comune.
Sottrarre alle logiche affaristiche,
di mercato, del profitto privato un bene pubblico di così tale vitale
portata è un dovere per tutti gli amministratori che poi alla fine hanno il
dovere di inchinarsi alle scelte referendarie del giugno 2011 quando i
cittadini decisero a grande maggioranza per l'acqua pubblica gestita senza
fini di lucro.
Il Sindaco Armando Carpo è pronto
per portare la discussione in sede consiliare per un migliore
approfondimento, e a quanto pare sembra deciso ad utilizzare la possibilità
prevista dalla legge di non aderire all'Ato.