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28 novembre 2010

Padre Domenico spegne la prima candelina a Mandanici

Ingrandimento immagineIl 14 novembre scorso padre Domenico ha festeggiato insieme ai suoi parrocchiani il primo anno di apostolato a Mandanici. I fedeli hanno provveduto alla preparazione di dolci e leccornie in genere, il Sindaco Armando Carpo gli ha regalato una bella torta decorata con parole di Papa Giovanni Paolo II. Per la predisposizione di questo articolo avremmo voluto chiedere a padre Domenico le sue sensazioni, le sue riflessioni dopo un anno a Mandanici. Invece si è ritenuto più sincero parlare del nostro Parroco senza chiedergli nulla, cercando di andare a pelle, secondo gli umori della gente, secondo il pour parler che si sussurra tra i mandanicesi. Arrivò a Mandanici il 14 novembre del 2009 accompagnato da uno stuolo di fedeli di Saponara e dintorni che a malincuore lo hanno dovuto consegnare alla Chiesa di Mandanici. Inizialmente ha dovuto superare i fisiologici ostacoli frapposti dai rancorosi diffidenti, superati brillantemente con l'aiuto e la vicinanza dei più.

Dopo l'iniziale tentennamento alla fine, come si conviene a un buon Pastore di anime, ha accettato volentieri l'amaro calice come Gesù nel giardino degli ulivi. Battagliò con i suoi nuovi parrocchiani con le armi della bontà, del sorriso e con l'utilizzo del linguaggio universale della verità e lentamente quanti erano animati da ipocrita malizia abbandonarono l'atteggiamento iniziale di ostilità e quanti si erano abituati a pestare l'acqua nel mortaio si sono ricreduti avvicinandosi a loro nuovo Parroco. I suoi sermoni sono sempre semplici, alieno com'è dalle superfetazioni linguistiche, e mirati a lasciare in quanti lo ascoltano un senso di pace, di tranquillità interiore tanto necessaria ad ogni essere umano. Le sue non sono semplici omelie astratte, ma veri racconti di vita vissuta, racconti di piccole storie quotidiane che riesce abilmente a decodificare al servizio dei suoi parrocchiani con lo scopo di trainare questa comunità religiosa verso orizzonti più sereni. Da qualche tempo i fedeli hanno avuto la possibilità di assistere alle Messe di rinnovamento dello spirito, molto terra terra definite messe di guarigione. Arrivano fedeli da ogni dove tant'è che la Chiesa di San Giuseppe riesce a malapena a contenerli tutti.

Forse qualcuno si aspetta da padre Domenico qualche miracolo, ma fino ad oggi non ne è stato capace, riteniamo che si stia attrezzando. Ma se non ci dovesse riuscire sicuramente è stato capace di inculcare nei suoi parrocchiani uno dei due comandamenti della carità: amerai il prossimo tuo come te stesso. Padre Domenico odia il peccato ma non il peccatore, predica l'amore verso il prossimo e il perdono delle offese ricevute. E' un prete particolare, difficilmente descrivibile ricco com'è di personalità condita di bontà, devozione e fede, sembra comunque che abbia una marcia in più nei confronti di questa Comunità che certe volte dà l'impressione che abbia piacere a camminare con il freno a mano tirato, diffidente verso le novità che provengono dal mondo esterno. L'educazione familiare ricevuta da bambino non era indirizzata certamente per farne un Sacerdote. Non apparteneva alla schiera dei tanti che parcheggiati dalla famiglia in seminario sono diventati preti inconsapevolmente, senza nemmeno accorgersi del passo compiuto. Padre Domenico è uno dei pochi che divenne Prete per chiamata dal Cielo sapendo sin d'allora che accettando l'invito celeste avrebbe dovuto rinunziare alle illusorie godurie della vita terrena. Egli decise in piena libertà di consacrarsi a Dio e al suo prossimo.

Riteniamo di avere fotografato padre Domenico e quanto avviene dentro e intorno alla nostra Comunità ecclesiale senza ornamenti retorici che stonerebbero con l'immagine che ci siamo fatti di Padre Domenico Manuli.

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