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26 Gennaio 2019
Gemellaggio con Tubize
Armando
Carpo Sindaco di Mandanici chiude il suo secondo mandato con il botto. Il
Comune di Mandanici fa gemellaggio con la cittadina belga di Tubize.
Tubize è una
cittadina Vallone di circa 23.000 abitanti e si trova a 25 chilometri da
Bruxelles, raggruppa anche Clabecq, Saintes e Oisquercq
Perchè Tubize,
é semplice da spiegare, è quasi ovvio, Tubize ha rappresentato sin dalla
fine degli anni 40 del secolo appena passato il porto sicuro per tanti
mandanicioti, il luogo preferito dove trascorrere la loro vita lavorativa.
Mandanici a
quel tempo, e pure ora, non offriva grandi occasioni di lavoro, e quelle
poche erano molto dure e sottopagate.
Era meglio la
miniera con tanta pussera
e tanta profondità alla vita grama che allora si viveva a
Mandanici. Dopo cinque anni di dura miniera hanno avuto la possibilità di
cambiare lavoro ed ecco le Forges de Clabecq o l'industria tessile di
Fabeltà, proprio all'interno dell'abitato di Tubize.
E' stato un po'
come le ciliegie, il primo ha tirato gli altri, in molti sono partiti per
ritornare dopo alcuni anni, in molti sono rimasti con le loro famiglie che
nel frattempo li hanno raggiunti.
L'accoglienza
che hanno ricevuto, le condizioni economiche migliori, la possibilità di
trovare lavoro facilmente per i loro figli hanno fatto di Tubize la loro
seconda casa. Le prime generazioni ritornavano a Mandanici a trascorrere le
ferie quasi tutti gli anni, le seconde un po' meno, le terze generazioni un
po' meno assai. Questo gemellaggio speriamo riapra la speranza di rivedere a
Mandanici anche le terze generazioni e di avere l'opportunità di ricambiare
in parte ospitando nel nostro Comune gli splendidi abitanti di Tubize.
Abbiamo avuto
per una legislatura anche un consigliere comunale al comune di Tubize, si
tratta di Giuseppe Caminiti figlio di Placido, mentre suo fratello Paolo é
stato uno stimato funzionario della Commissione europea a Bruxelles
Un aneddoto di
Maria Scuderi: siamo nei primi anni 50, la signora Maria Scuderi doveva
raggiungere il proprio marito Carmelo Amati che lavorava nelle miniere in
Belgio. Tramite i patronati che si interessavano di questi ricongiungimenti
salì sul treno a Messina. Le fu consegnata una borsa con dei viveri
all'interno. C'erano pure banane. La signora Maria non le aveva mai viste in
vita sua, e nemmeno gli altri, il dubbio l'assaliva. A cosa servivano quelle
cose gialline, non seppe darsi una risposta e per non essere tacciata
d'ignoranza non chiese nemmeno ai suoi compagni di viaggio. Durante il lungo
ed estenuante viaggio per il Belgio, decise di buttarle. Aprì il finestrino,
allora si poteva, e fuori le banane. Non fu la sola a seguirla anche altri
viaggiatori dotati pure loro della stessa frutta. |