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26 gennaio
2012
Appunti di
toponomastica, senza pretesa.
La
toponomastica non rappresenta una semplice enumerazione di strade ma segna e
rispecchia in modo indelebile il percorso storico di una intera Comunità
fondendosi in un tutt'uno con la storia che lentamente si dipana lungo i
secoli.
I nomi impressi
agli angoli delle strade non sono scritte mute apparentemente prive di
significati, ma esse invece vivono di luce propria, ci parlano, ci raccontano
di esperienze vissute, ci raccontano di sacrifici di vite umane, ci
raccontano di religione,ci ricordano sconvolgimenti sociali, rappresentano
una piccola storia miniaturizzata, rappresentano non solo una semplice
indicazione per il forestiero ma anche e sopratutto il ricordo di uomini e
cose che hanno contribuito a dare lustro e a rendere grande il nostro paese.
L'intitolazione
di una via antica, che viene da lontano, rappresenta sempre la scoperta di
un reperto archeologico e nessuno si può permettere di privare le future
generazioni di questi importanti reperti.
E' pur vero che
non sempre la toponomastica sia stata utilizzata con la oculatezza
necessaria e molto spesso la politica nei suoi vari e successivi cambiamenti
non è riuscita a rimanere estranea assumendosi con una certa arroganza il
potere di modificare odonimi che avevano fatto la storia. Molto spesso
l'utilizzo di odonomi forzatamente di parte sono rimasti in vita fino al
successivo capovolgimento politico.
Dalle notizie
in nostro possesso sembra che Mandanici sia rimasto indenne dall'abuso
politicizzato e solo in pochi casi si ha la sensazione che l'idea politica
prevalente sia riuscita a fare violenza culturale nella gestione della
toponomastica.
Siamo alla fine
del diciannovesimo secolo quando maggiormente si è fatto uso di nuovi
odonimi che hanno cancellato in modo definitivo quelli esistenti senza
lasciare traccia mentre solo in pochi casi si sono identificate le nuove vie
di comunicazione che si sono di recente realizzate.
Tutte le nostre
contrade di campagna fuori dal centro abitato sono provviste di toponimi che
molto probabilmente sono rimasti inalterati nel tempo tranne per leggere
storpiature fonetiche. Storpiature rimaste consolidate nei secoli e
trasferite successivamente anche in atti pubblici nel passaggio di
proprietà.
Sarebbe
interessante sapere del perché di Calè. La leggenda ci narra di battaglie e
di avvenimenti, non corroborate da bibliografia, dove i francesi posti sull'
altura sfidavano i siciliani durante il Vespro del 1292 con un “venez” e di
rimando i siciliani, rispondendo in francese, li invitavano a scendere con “calé”.
Se così è stato nessuna delle due parti aveva il coraggio di affrontare il
nemico.
Cosentino
apparteneva a qualcuno proveniente da Cosenza o di cognome faceva Cosentino.
Pietrafitta
apparteneva alla nobile famiglia dei Pietrafitta ove Sebastiano fu un grande
filosofo per alcuni storici nato a Cosenza per altri a Mandanici e tra
questi ultimi pure noi.
Per i vecchi
odonimi interni presenti a tutt'oggi non c'era stato il bisogno di stimolare
la fantasia. Via Bacco con tutti i suoi vicoli adiacenti doveva essere una
zona dove certamente era presente qualche o più osterie, Via Rocca e suoi
vicoli per la sua posizione dominante sul paese, Pantano con i suoi numerosi
vicoli per essere la parte bassa e umida,e poi gli agionomi del SS.
Salvatore con tutte strade che gravitano attorno alla chiesa del
SS.Salvatore, così pure Via SS.Trinità e piazza Duomo ove trovasi la Chiesa
madre, Ghianu Cruci per la presenza di una Croce,Via del Carmine e piazza
del Carmine per la presenza di una antica cappella laicale dedicata alla
Madonna del Carmelo,infine anche un idronimo: Via torrente Cavallo posta ai
margini dell'omonimo torrente le cui scaturigini ci riportano al bacino
imbrifero di monte Cavallo che sovrasta ,proteggendolo dai freddi venti,
l'abitato.
Con questo
contributo vogliamo suggerire modifiche e ampliamenti all'attuale
toponomastica per dare lustro non solo alla storia e alla cultura del nostro
paese attraverso l'intitolazione di strade a personaggi locali ma anche
rendere più razionale e agevole l'organizzazione dei servizi interni molto
spesso in confusione nella suddivisione in vicoli . Sarà più semplice
identificare i possessori degli immobili anche ai fini fiscali e postali.
Allo stato attuale lo stradario
comunale presenta:
Corso Mazzullo, la strada
principale del Paese
e le seguenti Vie:
Via Aranciara
Via Bacco con sette vicoli
Via Carasà
Via Torrente Cavallo, con
qualche vicolo
Via del Carmine
Via Divisa
Via Duilio
Via Fabrizi e numerosi vicoli
Via Galliano
Via Giglio
Via Ilici
Via San Giorgio con sei vicoli
Via San Leo
Via Lombardo
Via Miceli
Via Pantano con tanti vicoli
Via Provinciale
Via Rocca con tanti vicoli
Via Roma con sette vicoli
Via SS. Salvatore con vicoli
Via Sciacca della Scala con
qualche vicolo
Via Giovan Matteo Scuderi
Via SS.Trinità
e le seguenti Piazze:
Piazza Sant'Antonio
Piazza Bruno
Piazza del Carmine
Piazza Dante
Piazza Duomo
Piazza Fasti
Piazza del SS.Salvatore
Piazza Trinità
L'integrazione della nuova
toponomastica che si propone intende pescare all'interno del paese con nomi
nuovi ma contemporaneamente cercando di ridurre al minimo i disagi per i
cittadini residenti nelle strade di nuova intitolazione
Questa nuova nomenclatura
suggerita, senza pretese, non contiene l'espressione di una fede politica
che porterebbe inevitabilmente alla loro sostituzione ai primi
capovolgimenti istituzionali, ma vuole rappresentare un filiale omaggio nei
confronti dei nostri concittadini che hanno lasciato il segno nel campo
culturale, sociale, religioso, militare:
una via Tubize per riconoscenza
al paese belga che ha accolto molti mandanicesi,
una via a padre Stella,parroco
di Mandanici per molti lustri
una via ad Emilio Argiroffi, o
meglio la biblioteca comunale, il grande poeta mandanicese
una via Heos Cogliani,
poetessa, scrittrice
una via Giovanni Tracuzzi,
scrittore, canonico maestro della cattedrale di Palermo
una via Francesco Maria de
Miceli, vescovo di Lipari,essendoci già una via Miceli,chiarire meglio
una via Domenico Belli, medico
nel diciottesimo secolo
una via Giovan Michele Gallo,
medico nel diciottesimo secolo
una via all'Emigrante,un
omaggio a quanti hanno dovuto espatriare per lavoro
una via Pagliara, nostro Comune
confinante
una via Locadi,frazione di
Pagliara la cui gente ci è stata sempre vicina
una via Roccalumera,la nostra
marina di un tempo
una via Rocchenere la frazione
di Pagliara in fase di espansione demografica
una via Monastero o via dei
monaci basiliani, o via dei monaci ortodossi
una via Retta Agatino, medaglia
d'argento nell'ultimo conflitto mondiale
una via Tracuzzi Emanuello
medaglia di bronzo nella grande guerra
una via La Scala Giuseppe,
pastore metodista,storico
una via Contadina, un
riconoscimento alle contadine di ogni tempo
una via Caduti mandanicesi di
tutte le guerre, una sola oppure una per ogni caduto
una via 20 giugno 1659 quando i
mandanicesi si rivoltarono contro il potere oppressivo e soffocante della
famiglia di Placido Laganà, rappresentante del potere, che finì trucidata a
furor di popolo.
una via 5 novembre 1839,quando
una grande alluvione distrusse tante case e interrò la Chiesa del SS.
Salvatore, oggi adibita a museo etno-antropologico.
una via 31 marzo 1849 quando i
rivoltosi al comando del col.Antonio Pracanica giunsero a Mandanici “povero
villaggio privo di ogni conforto”.
Per realizzare la nuova
toponomastica è necessario esercitarsi mentalmente attraverso un lungo
certosino lavoro di ricerca, di consensi, di suggerimenti, magari partendo
da queste modeste considerazioni di carattere generale.
Spesso non si interviene sulla
toponomastica esistente per evitare fastidiosi problemi burocratici ai
residenti,i nostri suggerimenti vanno anche in quel senso, ridurre al minimo
i disagi.
Molti di noi, ma certamente
tutti i forestieri, nell'osservare la nostra toponomastica molto
probabilmente avranno da ridire domandandosi e domandando ma chi era costui.
Erano gente del popolo,gente semplice che hanno saputo sacrificare con la
loro vita la difesa di ideali che ritenevano giusti,erano gente semplice che
giorno dopo giorno fuori dai riflettori hanno fatto il loro dovere senza
nulla pretendere. Alcuni suggerimenti rappresentano avvenimenti indelebili
che hanno interessato il nostro territorio e che non è giusto dimenticare.
Sarebbe stato molto più facile
per chiunque aprire un libro di storia nazionale o un libro di letteratura
per trovare tanti di quei nomi che avrebbero meritato molto di più
dell'intestazione di una semplice strada nel nostro paese.Si è preferito
calarsi nella nostra realtà locale alla ricerca di quei personaggi che hanno
contribuito a renderci orgogliosi nel dire era di Mandanici, era un
mannaniciotu e di quegli avvenimenti che meritano essere ricordati.
Con questa operazione la
toponomastica verrebbe solo arricchita e non svilita dei suoi contenuti
storici. Non si elimineranno strade che i nostri avi hanno già deciso di
dedicare, si pone mano solo a dare un nome alle vie che ne sono prive, si
vuole evitare l'utilizzo indiscriminato della stessa denominazione assegnata
per semplicità ai vicoli primo, secondo, terzo, quarto, quinto e in qualche
caso anche sesto, oppure alle pertinenze di proprietà comunale come il
Belvedere Cocuzzo, e alle strade di nuova costruzione come la SS.
Salvatore-Pantano-Spafaro o la strada di allacciamento al quartiere Rocca,la
strada per il Monastero che conduce dalla provinciale al torrente Pagliara,
la nuova via rotabile che da piazza ghianu Cruci porta al torrente, la
strada che porta al Cimitero, quella che porta alla fontanella sotto i
locali già adibiti a scuola dell'infanzia.
La memoria storica si recupera
anche attraverso le targhe civiche e deve essere conservata sia che essa ci
piaccia sia che essa non ci piaccia. Rappresentano un legame con il passato
e un ponte verso il futuro senza che restino un gravame variabile secondo le
mode, le passioni politiche, o gli odi passeggeri. Deve continuare a restare
nei secoli la targa dedicata a Malachia Scuderi e quella dedicata a Felice
Cavallotti,quella dedicata al Cav. Mazzullo, peccato che le scritte del
ventennio siano state cancellate di proposito per rifarsi una facciata, in
ogni senso. E' rimasta solo una lapide in marmo datata 18 novembre 1935 a
ricordo dell'embargo contro l'Italia ed altre due targhe che Armando Carpo
ci ricorda in “Mandanici - tracce del passato - adito da Armando Siciliano,
descritte dal messinese G.La Corte Cailler in una sua visita a Mandanici
agli inizi del ventesimo secolo. |