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25 agosto 2011

Piccoli Comuni. Punto di vista di Giuseppe Loteta

Ingrandimento immagineAbbiamo ricevuto dal nostro illustre concittadino Giuseppe Loteta il suo pensiero in merito alla soppressione dei piccoli Comuni e per quanto ci riguarda la soppressione di Mandanici. Ospitare una firma così autorevole sul nostro sito ci inorgoglisce e per questo gliene siamo grati.

 

Si può con un decreto modificare la storia? Cancellare secoli nei quali i Comuni hanno costituito il polo aggregatore delle comunità vissute in Italia? Grandi o piccoli, che importa? Senza i Comuni, e non soltanto quelli medievali, la storia del nostro paese sarebbe stata diversa. Eppure Berlusconi e Tremonti ritengono che basti un tratto di penna per mettere la parola fine alla vita dei Comuni che hanno meno di mille residenti. Una follia che, oltretutto, non costituirebbe un risparmio per le casse dello Stato.

Prendiamo Mandanici, un paese di 650 abitanti, poco distante da Messina, in collina, sul versante ionico dei monti peloritani. Un paese con una lunga storia. Colonia greca dal VII secolo a. C., divenne “Universitas”, cioè autonomo, non soggetto ad alcuna autorità esterna, nel 1100 per volere di Ruggero il Normanno. Ed è sempre Ruggero a far erigere, nella località oggi conosciuta come Badia, la prima abbazia basiliana della Sicilia. Quasi mille anni di autonomia. Ma non voglio raccontarli tutti. Mi basta arrivare, con un salto plurisecolare, all’Ottocento e al Novecento, quando Mandanici è un centro popolato da alcune migliaia di abitanti, evoluto, progressista, profondamente inserito nella storia della Sicilia e dell’Italia. Alcuni esempi? E’ Luigi Mazzullo, un giovane avvocato, a guidare nel 1860 un gruppo di mandenicesi attraverso le montagne per ricongiungersi a Garibaldi e partecipare alla battaglia di Milazzo. Su uno dei muri del centro storico campeggia una lapide a Felice Cavallotti, il leader radicale dell’Ottocento. E su un altro muro una lapide a Malachia Scuderi, il pastore che incrementò il culto protestante in tutto il paese. Non c’è male per un secolo in cui oscurantismo e feudalesimo regnavano in gran parte della Sicilia.

E poi il Comune. Da sempre tutti i sindaci di Mandanici – compresi i podestà del ventennio fascista – si sono prodigati per il benessere dei loro amministrati. Qualche nome? Prima del fascismo Luigi Mazzullo, il garibaldino, Peppino Zuccaro, Nicola Conti, Emilio Argiroffi. E, dopo la seconda guerra mondiale, Amilcare Longo, il sindaco che portò la luce elettrica nel paese, e Carmelo Fasti, al quale si devono, in tanti anni di duro lavoro, le maggiori opere della Mandanici moderna. E’ questa la realtà che si vuol sopprimere con un colpo di spugna.

Ma il problema non è soltanto Mandanici. Tutti i Comuni italiani, di cento o diecimila abitanti, hanno una loro identità, una loro storia, le loro tradizioni, sono i centri propulsivi della Nazione. Che senso ha porre un limite al numero dei loro abitanti, quando ci sarebbe molto altro da fare? Abolire le province, tutte, che, al contrario dei Comuni, sono delle recenti e inutili sovrapposizioni territoriali. Combattere, non a parole, le evasioni dei capitali all’estero. Introdurre strumenti di equità sociale (di giustizia sociale si sarebbe detto un tempo). Ridare fiato ai consumi. Ma il Parlamento non si è ancora pronunciato. E non è detto che la ragione non finisca per prevalere.

Giuseppe Loteta