Non
è quella del 28 ottobre del 1922, né si tratta di militanti fascisti. Questa
volta sono gli amministratori e cittadini dei piccoli Comuni italiani che
vogliono fare sentire la loro voce al Palazzo e che non sono disponibili a
subire passivamente le scelte calate d'imperio. Scelte che ancora oggi dopo
avere ascoltato anche i pareri favorevoli all'accorpamento sembrano prive di
qualsivoglia ragionevolezza. Pareri molto spesso espressi da gente o da
giornalisti iscritti sul libro paga di autorevoli quotidiani che a loro
volta incassano i lauti contributi dei cittadini. E che dire del contributo
elettorale ai partiti, allora si chiamava finanziamento ai partiti
solennemente bocciato dai cittadini referendari. La vita sociale di una
piccola Comunità è diversa da quei mega condomini delle grandi città ai
quali qualcuno vorrebbe equipararli. In quei condomini molto spesso la gente
non si conosce pur abitando sullo stesso pianerottolo, molto spesso non
sanno che al piano di sopra magari è deceduto un condomino o c'è stata la
nascita di un bambino,aspettano tutti le famose riunioni condominiali per
sbranarsi per scaricare tutta la loro insofferenza di reclusi in gabbie
dorate. Il Paese è tutt'altra cosa, solo chi lo vive lo può capire, lo può
gustare, lo può apprezzare, lo può amare.
Sono giusti e sacrosanti i risparmi
sempre e comunque, maggiormente in periodi di crisi economica che coinvolge
il mondo intero. E' giusto tagliare, ma non per questo insieme all'acqua
sporca è necessario buttare via anche il bambino. Dice Massimo Gramellini
sulla Stampa del 22 u.s. “avevavamo chiesto i tagli non i ragli” e sempre
Gramellini ci ricorda che il ristorante della Camera costa ai contribuenti 5
milioni e mezzo e siamo d'accordo sulla sua proposta dello scambio secco “ci
teniamo i piccoli Comuni e obblighiamo i deputati a iniziare uno sciopero
della fame contro se stessi”.
Il Sindaco di Mandanici Armando
Carpo insieme ai suoi Assessori e Consiglieri comunali e a una folta
rappresentanza di cittadini sarà presente a Roma il 26 agosto con un
autobus, la stessa cosa faranno gli altri 22 comuni messinesi a rischio
chiusura. Non vanno a Roma per rivendicare il diritto a continuare a sedere
sulla loro comoda poltrona, che nei piccoli Comuni non è comoda per niente,
ma per rivendicare il sacrosanto diritto sancito dalla Costituzione di
continuare ad esistere come Comune. Lo spreco non è di casa nel piccolo
Comune, si vada a cercarlo e colpirlo dove si genera. Invece di tagliare la
parte che è andata in cancrena i nostri luminari vogliono tagliare la parte
sana. Assurdo!
E' inconcepibile ed inaccettabile
che sullo scenario politico nazionale non ci sia un solo partito di
maggioranza o di opposizione che abbia preso le difese dei piccoli Comuni.
Solo sporadiche prese di posizioni a favore della sopravvivenza sono state
timidamente avanzate da qualche singolo rappresentante politico.