Home

 

24 agosto 2011

Mandanici marcia su Roma

Ingrandimento immagineNon è quella del 28 ottobre del 1922, né si tratta di militanti fascisti. Questa volta sono gli amministratori e cittadini dei piccoli Comuni italiani che vogliono fare sentire la loro voce al Palazzo e che non sono disponibili a subire passivamente le scelte calate d'imperio. Scelte che ancora oggi dopo avere ascoltato anche i pareri favorevoli all'accorpamento sembrano prive di qualsivoglia ragionevolezza. Pareri molto spesso espressi da gente o da giornalisti iscritti sul libro paga di autorevoli quotidiani che a loro volta incassano i lauti contributi dei cittadini. E che dire del contributo elettorale ai partiti, allora si chiamava finanziamento ai partiti solennemente bocciato dai cittadini referendari. La vita sociale di una piccola Comunità è diversa da quei mega condomini delle grandi città ai quali qualcuno vorrebbe equipararli. In quei condomini molto spesso la gente non si conosce pur abitando sullo stesso pianerottolo, molto spesso non sanno che al piano di sopra magari è deceduto un condomino o c'è stata la nascita di un bambino,aspettano tutti le famose riunioni condominiali per sbranarsi per scaricare tutta la loro insofferenza di reclusi in gabbie dorate. Il Paese è tutt'altra cosa, solo chi lo vive lo può capire, lo può gustare, lo può apprezzare, lo può amare.

Sono giusti e sacrosanti i risparmi sempre e comunque, maggiormente in periodi di crisi economica che coinvolge il mondo intero. E' giusto tagliare, ma non per questo insieme all'acqua sporca è necessario buttare via anche il bambino. Dice Massimo Gramellini sulla Stampa del 22 u.s. “avevavamo chiesto i tagli non i ragli” e sempre Gramellini ci ricorda che il ristorante della Camera costa ai contribuenti 5 milioni e mezzo e siamo d'accordo sulla sua proposta dello scambio secco “ci teniamo i piccoli Comuni e obblighiamo i deputati a iniziare uno sciopero della fame contro se stessi”.

Il Sindaco di Mandanici Armando Carpo insieme ai suoi Assessori e Consiglieri comunali e a una folta rappresentanza di cittadini sarà presente a Roma il 26 agosto con un autobus, la stessa cosa faranno gli altri 22 comuni messinesi a rischio chiusura. Non vanno a Roma per rivendicare il diritto a continuare a sedere sulla loro comoda poltrona, che nei piccoli Comuni non è comoda per niente, ma per rivendicare il sacrosanto diritto sancito dalla Costituzione di continuare ad esistere come Comune. Lo spreco non è di casa nel piccolo Comune, si vada a cercarlo e colpirlo dove si genera. Invece di tagliare la parte che è andata in cancrena i nostri luminari vogliono tagliare la parte sana. Assurdo!

E' inconcepibile ed inaccettabile che sullo scenario politico nazionale non ci sia un solo partito di maggioranza o di opposizione che abbia preso le difese dei piccoli Comuni. Solo sporadiche prese di posizioni a favore della sopravvivenza sono state timidamente avanzate da qualche singolo rappresentante politico.