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20 Marzo 2021 

Il Gattopardo di Emilio Arguto 

   A proposito di Tomasi di Lampedusa ed il suo Gattopardo c’è un curioso e piacevole aneddoto legato ad un mandanicioto. Si tratta di Emilio Arguto. Ricordo lucido che mi raccontò e che io vi ripeto quasi parola per parola. Trattandosi di una persona molto seria e stimata c'è da credere senza se e senza ma. Classe 1915, nel 1939 terminata la ferma volontaria fu mandato in congedo illimitato.

   Il primo giugno del 1940 fu richiamato alle armi presso il 22° gruppo artiglieria del 12 reggimento di C. A in Palermo. Ha partecipato alle operazioni di guerra dal 18 novembre 1942 al 18 luglio 1943 nelle zone di Castelvetrano, Salaparuta ed altri posti, Il 10 luglio nei pressi di Agrigento partecipò alle operazioni di guerra contro lo sbarco degli alleati.

   Rientrò a Mandanici il 18 agosto del 1943.

   Un giorno, Emilio Arguto, mentre svolgeva il servizio militare in quella parte di Sicilia occidentale ebbe un'avventura davvero incredibile ed indimenticabile.

   Aveva bisogno di una licenza per andare a Mandanici per rivedere i suoi genitori con la scusa che li avrebbe dovuti aiutare nell'imminente vendemmia.

   Entrò all'interno della tenda da campo dove si trovava l'ufficio licenze per i militari.

   Mentre declinava le sue generalità al sott'ufficiale preposto, accanto nella stessa tenda si trovava il Capitano Tomasi di Lampedusa.

   Sentendo il cognome Arguto, il Capitano Tomasi di Lampedusa, si volse verso Emilio Arguto e gli disse: lo sai che hai un cognome che mi piace tanto. Siccome sto scrivendo un romanzo in qualche modo lo utilizzerò.

   Lo scrittore in effetti nel suo famoso romanzo” Il Gattopardo” utilizzò quel cognome durante la battuta di caccia in quel di Donnafugata del Principe Fabrizio della nobile famiglia dei Salina.

«Poco prima di giungere in cima al colle, quella mattina, Arguto e Teresina iniziarono la danza religiosa dei cani che hanno presentito la selvaggina: strisciamenti, irrigidimenti, caute alzate di zampe, latrati repressi: dopo pochi minuti un culetto di peli bigi guizzò fra le erbe, due colpi quasi simultanei posero termine alla silenziosa attesa; Arguto depose ai piedi del Principe una bestiola agonizzante. Era un coniglio selvatico”.

   Un po’ di Mandanici in quel famoso capolavoro.