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16 Gennaio 2015

Favoletta, ma non tanto. Nuddu si fici i cazzi soi.

Siamo nel luglio del 1861, eravamo tutti contenti e soddisfatti di essere diventati italiani, non più sotto i Borbone, questa volta sotto i Savoia. Ma sempre sotto, sempre di padroni si trattava.

Don Bastianu Barbera, uno dei personaggi più in vista del paese, un omone di un metro e ottanta, per novanta chili di peso decise di premiare il suo figliolo Concetto che con brillantezza era riuscito a superare gli esami di ammissione alla quarta classe elementare.

Concetto era un ragazzino di appena undici anni, molto sveglio di mente ma gracile di costituzione fisica, pesava appena una trentina di chili, fisicamente ne aveva preso dalla mamma. Quel giorno di luglio, mentre le spighe doravano al sole pronte per essere mietute, don Bastianu col suo fare burbero ma nello stesso tempo affettuoso, come facevano i padri di allora, si rivolse al ragazzino chiedendogli cosa avesse voluto in premio per i soddisfacenti risultati ottenuti.

Concetto costernato di fronte a tanta disponibilità paterna pensò un attimo e subito rispose:papà vorrei vedere il mare da vicino. Il mare Concetto non lo aveva mai visto da vicino, le uniche sensazioni erano quelle che provava guardandolo dalla rotonda di contrada Cocuzzo. La richiesta imprevista diede un po' di fastidio al padre ma facendo finta di niente decise di esaudire il sogno del bambino senza perdere tempo e stabilì la visita al mare di Roccalumera per il giorno seguente.

Concetto durante la notte non dormì, se non a tratti, aveva sognato da sempre questo momento, avrebbe finalmente potuto assaporare la bellezza di quella immensa distesa di acqua proprio da vicino, a tu per tu. Sarebbe stato un giorno indimenticabile per lui che era abituato da quando era nato e timpi ed alla montagna. Durante la notte nemmeno la mamma di Concetto dormì, in fretta e furia con l'aiuto della serva Peppa si mise a preparare dei manicaretti speciali che solo lei sapeva fare così buoni. La mattina di buon'ora don Bastianu ordinò al servo di casa Bastianazzu, aveva quasi lo stesso nome ma non lo stesso cognome era figlio di ignoti, di bardare l'asina con u badduni nuovo,quello della festa, e con la bettula pure nuova dove avrebbe messo le cose buone da mangiare preparate nottetempo dalla santa e buona donna di sua moglie.

Bastianazzu in men che non si dica bardò l'asina e la mise a disposizione del suo padrone, il quale soddisfatto gli fece degli elogi per la velocità con la quale aveva provveduto ad eseguire l'ordine.

Don Bastianu, che non era vecchio ma nemmeno tanto giovane da potere cavalcare da terra, al primo pusaturi utile vicino Terranova montò sull'asina mentre il suo figliolo lo seguì a piedi attaccato alla coda della stessa asina. Passarono davanti alla chiesa della SS. Trinità dove entrambi levatasi la coppula si segnarono come da consuetudine. Attraverso la breve strada comunale percorribile arrivarono a contrada Cocuzzo e da lì per una discesa ripida arrivarono nel torrente Dinarini che in quel mese era completamente asciutto. Lungo il Dinarini seguirono il vecchio violo che stava quasi attaccato alla montagna e che quasi ogni anno era soggetto a stravolgimenti.

Arrivarono a Badia, il padre assorto nei suoi pensieri, Concetto felice per la grande occasione che gli si presentava. In corrispondenza del Monastero incontrarono l'Abate don Giuseppe Longo che mentre faceva la sua passeggiata mattutina sgranava il santo rosario tra le mani. L'Abate salutò affettuosamente la coppia ma non seppe trattenere le sue lamentele mugugnandole tra se tanto forte che furono udite distintamente da don Bastianu. L'Abate non sopportava che quell'omone del padre datato e ben stagionato stesse a cavallo mentre il bambino così gracilino fosse obbligato a fare la strada a piedi. Come sempre la santa chiesa cercava di tutelare i più deboli. Percorsi una ventina di metri don Bastiano rifletté su quanto aveva sentito e si convinse che in fin dei conti il santo monaco aveva ragione. Trovato un punto per smontare facilmente scese da cavallo e fece salire Concetto.

Tutto sembrava andare per il verso giusto fino a quando giunti alle prime case di Pagliara incontrarono delle persone intente ai lavori dei campi che vedendo la piccola comitiva mannaniciota si misero a ridere a crepapelle, perché a loro dire era da stupidi che il padre camminasse a piedi con quella bella asina robusta che avevano a disposizione. Essendo stati i rapporti con i pagghiarini quasi sempre buoni, don Bastianu per farli contenti al primo punto utile salì in groppa all'asina insieme al suo figliolo facendo contenti i contadini di Pagliara non certo l'asina.

La meta era quasi vicina, sarebbero arrivati ben presto a Roccalumera a vedere il mare.

Non avevano messo in conto l'abitato di Rocchenere, passarono davanti a dei contadini intenti a testa bassa nella lavorazione della cipuddina lungo i rinazzi del torrente Pagliara. I roccarinoti ebbero il tempo di alzare la testa dal lavoro quando videro passare l'asina con i due mannanicioti beati in groppa. Non seppero trattenere il loro disappunto che trasferirono con rabbia nei confronti di don Bastianu, non era giusto che la povera asina doveva sopportare il peso di due persone, in fin dei conti gli animali vanno rispettati, non devono essere sfruttati. In effetti l'animo nobile e sensibile di don Bastianu fu toccato sul vivo, i roccarinoti avevano ragione da vendere, di comune accordo decisero di scendere e di percorrere l'ultimo chilometro a piedi.

Dopo tutto questo saliscendi dalla groppa dell'asina finalmente arrivarono nella città di Roccalumera, erano prossimi alla spiaggia, il mare era lì a due passi, quando alcuni pescatori intenti a rammendare vecchie reti a strascico vedendo i due a piedi che tenevano l'asino per la cavezza scoppiarono in una risata come matti, quegli scemi mannanicioti erano arrivati a Roccalumera a piedi portando a passeggio l'asino.

Don Bastianu fece finta di niente, mentre la voglia di menarli era tanta, era così afflitto, così amareggiato per i tanti rimproveri collezionati lungo i pochi chilometri di percorso. Fece vedere il mare al bambino come promesso, ma subito senza nemmeno assaggiare quanto preparato dalla moglie, fece marcia indietro verso Mandanici. Tra se e se pensò, ma a voce alta, nuddu si fici i cazzi soi.

Concettino che voleva restare ancora ad ammirare il mare sentendo lo sfogo del padre gli fece un sorriso di accondiscendenza e lo abbracciò.