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16 gennaio 2012

Bellini Arguto


Ingrandimento immagineIl sei gennaio improvvisamente è venuto a mancare Bellini mentre si trovava nella sua casa di Roma.

La sua dipartita ha lasciato veramente un vuoto in quanti hanno avuto il piacere di conoscerlo e di apprezzarne le qualità umane delle quali era fortemente attrezzato.

Partì giovanissimo da Mandanici con lo strazio nel cuore e come ci ha ricordato il suo figliuolo Giuseppe durante la cerimonia di commiato “ con una valigia piena di sogni”. Sogni che ha abbondantemente realizzato prima come sott'ufficiale della marina militare, poi come impiegato di concetto in una grande impresa di costruzioni.

Era uno sportivo, lo ricordiamo volare da un palo all'altro a difendere la porta della squadra del Mandanici su un terreno di gioco senza erba che veniva “spitratu” oIngrandimento immaginegni anno perché si trovava nel torrente Dinarini dove oggi sorge il nuovo impianto sportivo.

Ritornava puntuale a Mandanici, era venuto pure nel 2011, come ogni estate, Dinarini lo aspettava, lo richiedeva con forza e lui non si faceva pregare, in quella pace agreste trovava se stesso e si riconciliava con le sue radici.

Era un buon affabulatore, ricordo la lunga discussione avuta ultimamente nel 2011 nel giorno del suo compleanno nella piazzetta Bruno, quando raccontava di suo nonno, emigrato in America, che lavorava nelle ferrovie di quella nazione fino a quando un brutto giorno un treno gli troncò di netto una gamba. Senza nessun indennizzo dovette ritornare a Mandanici Ingrandimento immaginee ridiventare contadino con una sola gamba e con una protesi di legno, l'unica cosa che lo stato americano gli aveva regalato. Ci spiegò di quel nome Bellini non legato alla tradizione familiare. Suo padre don Peppe Arguto era un'appassionato del musicista catanese e ha ritenuto giusto chiamare il figlio con lo stesso nome. Bellini aveva una memoria brillante e ci provava gusto a ripercorrere a ritroso gli avvenimenti che avevano caratterizzato la sua vita davanti agli ascoltatori affascinati dai suoi ricordi.

Frequentò a Roma l'università della terza età e mi fece omaggio della sua tesi.

Adesso riposa in pace nel nostro Cimitero di Fulù ove pretese di essere sepolto nel caso in cui fosse venuto a mancare.

In questi giorni Ernesto, figlio gemello, l'altro è Luciano, ha trovato nelle sue carte una lettera/poesia d'amore di Bellini dedicata alla sua amata Mandanici, ve la riproponiamo per fotografare meglio Bellini qualora con queste brevi riflessioni non ci sia riuscito.

 

Il mio paese


la piu' bella cosa che la vita ci puo' dare e' la gioventu' e proprio in quella gioventu' una voce dal profondo dell'anima mi diceva: hai gia' ventanni ornai, cosa aspetti ancora, fai la tua valigia e' giunta l'ora di partire. Come un grande amico, che di colpo ti abbondona, me ne sono andato, forse per non tornare piu'. Lontano da te Paese mio forse sono cambiato, ho la mia vita, ma sapessi come mi ritorni in mente tu insieme a lei: la mia gioventù. Paese dove si nasce, sei come il primo amore: ti si può scordare, ma tu comprendi, perchè in fondo in fondo, non si vive solo di amore: questa è la vita. Ringraziando il cielo posso dire che è andata bene e quella valigia di cartone, con la quale mi sono avviato per
lidi lontani, la tengo ancora con me. Ora ho quasi tutto, ma se ci penso su quello che mi manca resti sempre solo tu. Sento ancora cantare i grilli nel grano, vedo un passero sul ramo, la luna ferma nel cielo e il pastore che giace accanto al suo ovile, dorme la gente, e sotto il tuo cielo stellato scorre ineserabile la vita. Caro Paese mio, mai ti scorderò, porto nel cuore ogni ricordo di te: la tua verde valle, i tuoi alti monti e i tuoi tramonti. Mandanici io ti porto nel cuore, tutto e' cambiato qui all'infuori di me ed ogni volta che ritorno da te non vorrei mai più andare via perchè con te mi ritrovo bambino, nelle tue vie e viuzze io ritrovo un passato lontano.

un Mandanicese