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14 Marzo 2021

Mandanici Seconda guerra mondiale. Ritornano i reduci 

  In una notizia di questo sito di qualche giorno fa abbiamo parlato degli ultimi conati della Seconda guerra mondiale ricordando i nomi dei soldati che hanno trascorso gli ultimi giorni di guerra a Mandanici.

  In quel tempo in tanti abbandonarono la città della Madonnina dello stretto e si riversarono nei numerosi paesi della provincia ivi compreso Mandanici che nonostante non navigasse nell’oro accettò di buon grado e con grande spirito di solidarietà i numerosi sfollati.

 Per paura di eventuali, improbabili, bombardamenti sul paese furono in molti a trasferirsi addirittura nelle misere costruzioni di campagna (caseddi) realizzate con muri a secco e con coperture fatiscenti.

  Le fortezze volanti alleate oscuravano il cielo quando passavano su Mandanici mentre andavano a scaricare i loro micidiali armamenti sulla martoriata città di Messina. 

   I tedeschi avevano avuto il compito di minare il ponte Pietrafitta e di farlo saltare in aria per interrompere una via di comunicazione che secondo le loro carte topografiche portava a Castroreale e Milazzo.

 Ancora sono visibili alla base del ponte i fori praticati per l'inserimento dell'esplosivo.

  Di fatto la strada si fermava cinque chilometri dopo il ponte senza alcuna possibilità di transito per automezzi militari e non.

 L'attuale percorso in sterrato verrà realizzato a metà degli anni '60 seguendo un tracciato molto più lungo di almeno sei sette chilometri, a mio avviso sbagliato.

  Bastava continuare sul lato sinistro del dinarini molto facilmente per poi innestarsi al violo che percorrono i pellegrini di Tindari sul lato destro del dinarini o al limite continuare lungo il percorso dei primi anni quaranta.

  La Castroreale-Mandanici è una strada ideata e progettata sin dal 1861. Rappresenta il tragitto più breve di tutta la Sicilia per collegare Jonio e Tirreno, per collegare Taormina a Milazzo e alle isole Eolie.

  In questi giorni si parla purtroppo di altre scelte. Ubi major...

  Ritorniamo con i piedi per terra.

    Vi racconto un aneddoto legato alla famiglia Triolo, che sicuramente mi perdonerà.

Le cannonate sparate dalla flotta alleata dalla costa jonica arrivarono pure a Mellia.   

  Appena un mese prima, il 15 luglio del 1943, nella casa di don Tanino Scuderi a Mellia, mimetizzata dal verde delle campagne, vi nacque Grazia Triolo.

  Occorreva la levatrice, di questo si interessò il fratello Santo, che allora aveva circa undici anni, che preferì andare a Misserio, meno distante da Mandanici a cercare la levatrice.

  Siccome la levatrice era di corporatura abbastanza robusta fu utilizzato un povero asino che sopportando con serena rassegnazione il gravoso compito la condusse attraverso gli impervi violi ( viottoli) dalla puerpera appena in tempo.

  Il 18 agosto arrivarono a Mandanici i primi soldati inglesi a bordo di camion e di jeep tra la quasi indifferenza dei più, senza tanto entusiasmo se non da parte di noi bambini per i regali che abbiamo ricevuto sotto forma di croccanti e saporite gallette e di tanta buona cioccolata.

  Nell'esercito americano si trovavano molti siciliani e tra questi un mandaniciano, Peppino Mafale, che a bordo di una jeep qualche giorno dopo accompagnato da una bella bionda venne a fare visita alla sua anziana nonna Peppa Palella. Era uno dei tanti militari siculo-americani che lo Stato americano aveva utilizzato per facilitare lo sbarco in Sicilia e il successivo ripristino delle attività istituzionali. 

  Ovunque erano presenti ordigni bellici inesplosi abbandonati dai nostri militari in fuga. In molti cercarono di disinnescarli prelevando la polvere in essi contenuta. Carmelo Scoglio, detto u parrineddu, durante una di queste operazioni di disinnesco restò ferito ad una mano.

  Alcuni bambini trovarono una bomba a mano e cercarono di farla esplodere lanciandola contro un albero di ulivo che si trovava di fronte al forno Arizzi.

  Dopo diversi tentativi andati a vuoto la bomba è esplosa e a subirne le gravi conseguenze fu Carmelo Firone mentre gli altri bambini se la cavarono con pochi danni e tanta paura. Carmelo Firone porterà per tutta la sua vita i segni evidenti di quella sciagurata avventura.

   Adesso parliamo anche dei soldati di Mandanici che parteciparono attivamente al conflitto e di qualche ricordo legato a quei terribili giorni. 

   Abbiamo assistito quasi infastiditi e con vergogna al ritorno dei reduci sconfitti che alla spicciolata dai luoghi più lontani e disparati fecero ritorno nel 1946 e 1947 con le pive nel sacco nel paese che li aveva visti nascere, crescere e ove erano rimaste in trepida attesa le famiglie.

   Nessuno li ha accolti come meritavano, forse perché ancora infarciti della ideologia fascista li ritenevano responsabili della sconfitta, o forse perché furono ritenuti colpevoli di essere stati più fortunati nel riportare la pelle a casa lasciando invece gli eroi caduti sui campi di battaglia i cui nomi resteranno per sempre e indelebilmente incisi sul freddo marmo.

   La disfatta ci accomunava ma ci rese più acidi e intransigenti anche verso noi stessi.

 Qualcuno non ritornò mai più avvolto dalla morte bianca durante la ritirata dalla sciagurata gita in Russia.

  Il primo gennaio del 1941 si arresero a Tobruk, cittadina della Libia, alle truppe anglo-australiane, gli italiani su disposizione di Benito Mussolini che evitò così un inutile bagno di sangue vista la preponderante forza degli alleati. Tra quanti alzarono le mani in segno di resa vi furono i nostri compaesani: Alfredo Scuderi, Beniamino Scoglio, Carmelo Angioletto, Carmelo Prestipino, Carmelo Ravidà (Miricanu).

   Furono internati in campi di concentramento in Egitto e dopo circa due anni furono trasferiti in sud Africa nei campi di concentramento di Zonderwater (letteralmente senz'acqua) ad una quarantina di chilometri dalla capitale Pretoria ove trascorsero un periodo abbastanza tranquillo ed evitarono pure di essere coinvolti nel prosieguo delle operazioni belliche.

  Chi aveva deciso di collaborare con gli inglesi ha avuto la possibilità di lavorare all’esterno dei campi e di racimolare pure qualcosa.

  Agatino Delfino (deceduto nel 2014) fu deportato in Australia dove lavorò al servizio di latifondisti inglesi.

  Agatino Crimi, classe 1922, deceduto nell'agosto del 2018, catturato a Tunisi il 6 aprile 1943, venne trasferito in Egitto dove fu adibito a lavorare nell'ospedale militare inglese, lì si incontrò con i paesani Domenico Sturiale, sergente maggiore, e con il Carabiniere Agostino Miano anche loro prigionieri. Raccontava come i siciliani riuscivano a farsi capire in italiano quelli del nord invece avevano bisogno dei traduttori tanta era l'ignoranza che li contraddistingueva. Fu l'ultimo ex combattente a portare la bandiera dei Caduti ogni quattro novembre, l'ultima volta lo abbiamo visto, abbastanza affaticato, nel 2017.