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14 Febbraio
2016
IL TURISMO PUÒ DIVENTARE UNA
STRAORDINARIA OCCASIONE DI EVANGELIZZAZIONE.
Sarà un
caso ma quando ricevo La Roccia,
il nuovo bimestrale di
attualità religiosa e culturale
diretto da Marco Invernizzi, mi viene voglia di scrivere e di combattere, è
capitato anche l'anno scorso a settembre. Tra i tanti interventi presenti
nel numero di gennaio-febbraio, uno viene a sostegno del tema che ho
affrontato in questi giorni, la
bellezza
e la ricchezza
del patrimonio artistico presente nel nostro Paese. Si tratta
dell'interessante intervento di Silvia de Ascanis,
“Ricorda, non siamo altro che
viaggiatori qui”,
la collaboratrice de La Roccia intende ricordare che il nostro patrimonio
artistico e culturale oltre ad essere una fonte notevole di ricchezza
economica per l'Italia, è soprattutto una
straordinaria occasione di evangelizzazione,
visto il“costante
richiamo alla bellezza del cristianesimo e alla capacità, tipicamente
italiana, di costruire cose belle”.
La
metafora della vita
come viaggio
dovrebbe essere sempre presente nel cristiano, ciascuno di noi è un
pellegrino che percorre una via per giungere a una meta, la patria celeste.
Non dobbiamo dimenticarlo, tutto quello che sta intorno a noi, che facciamo,
o che incontriamo, lungo il percorso della nostra vita, è solo uno strumento
per raggiungere la meta ultima.
La parola
turismo, deriva dal francese,“tour”,
viaggio, giro sportivo.
De Ascanis
ricorda a questo proposito i viaggi a tappe che facevano i giovani
benestanti delle classi agiate europee, soprattutto dal Seicento
all'Ottocento, con lo scopo di istruirsi e formarsi sia culturalmente che
dal punto di vista esistenziale. Ogni
tour,
implica una partenza e un ritorno a casa: si va a scoprire e conoscere, per
poi portare a casa, come faceva il grande poeta tedesco
Wolfgang Von Goethe,
che ha
attraversato tutta l'Italia.
Fare
turismo è una delle principali attività di
tempo libero, è il tempo della libertà,
amava ricordare monsignor Luigi Giussani. Una libertà, sia “da”, che “per”.
Peraltro
nella Gaudium
et Spes,
si può leggere che il tempo libero dev'essere impiegato per
“distendere lo
spirito, per fortificare la salute dell'anima e del corpo; mediante attività
e studi di libera scelta; mediante viaggi in altri paesi (turismo), con i
quali si affina lo spirito dell'uomo, e gli uomini si arricchiscono con la
reciproca conoscenza”.
Quindi fare
turismo, non è solo disimpegno, riduce le distanze,“sia
in termini geografici che in termini culturali e sociali, e quindi promuove
l'unità e la fraternità”.
Qualcosa di
simile la faceva notare il giornalista di
Report,
Emilio Casalini, quando scriveva che il turismo, ha un'etica
sociale,
per sua natura, crea pace e scambio tra i popoli, valorizza e rispetta le
persone.
Addirittura
De Ascanis, vede nel turista, che esplora e vive esperienze nuove, un ideale
quasi olimpico, perchè attraverso i viaggi il turista, mira allo sviluppo
integrale della persona e al suo benessere,“in
armonia con l'ideale di conseguire una fraternità tra paesi e culture,
superando gli ostacoli che vi si oppongono”.Infine
il “Turismo,
promuove la comprensione e l'affermazione dell'identità, potenziando in
questo modo l'appartenenza a un certo ambito culturale”.
Infatti è proprio attraverso il
“confronto con il diverso che emergono le
proprie caratteristiche e peculiarità, e che si prende coscienza del
patrimonio intangibile di valori e credenze che guidano l'agire quotidiano”.
Pertanto,
non si
arricchisce solo il
visitatore,
ma anche chi
accoglie,
che così potrà “misurare”, la propria cultura e di conoscerne nuove. Ma
soprattutto, attraverso il turismo, si può favorire l'esperienza della fede,
attraverso la contemplazione della bellezza dei paesi, delle culture e della
natura, perchè
“dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro
autore” (Sap 13,5).
Sicuramente è un'occasione preziosa per la missione di evangelizzazione
della Chiesa dove il luogo visitato troviamo tracce di cristianesimo. E le
tracce di cristianesimo in Italia sono innumerevoli, se si pensa all'Italia
dei mille campanili,
ogni luogo piccolo o grande è impregnato, fatto di cristianesimo.
Pertanto,
“basterebbe,
'far parlare' il patrimonio
di arte e cultura di cui il nostro territorio è ricolmo, per dare ad altri
la possibilità di fare un'esperienza di fede. Basterebbe
- conclude
la De Ascanis -
imparare ad accorgersi del bello che ci
circonda, per essere missionari a casa nostra”.
Anche
perchè l'umanità d'oggi smarrita, priva di senso, sazia e disperata ha
profondamente bisogno di rialzarsi e riprendere il suo cammino, e quale
migliore medicina come la bellezza dell'arte e le sue meraviglie.
Quinto de Stampi MI, 12 febbraio 2016
S. Eulalia
Domenico Bonvegna
- domenico_bonvegna@libero.it |