Solito
copione, solita fede, solita partecipazione di massa. Potremmo riprendere
gli articoli degli anni passati e fare il cosiddetto copia incolla.
Le fede
immutata verso la bruna Madonna, che si tramanda da secoli, è l'ancora di
salvezza per quanti cercano aiuto nel soprannaturale, per quanti
ripercorrendo questa impervia via dei monti hanno bisogno di riallacciare un
rapporto diretto confrontandosi anche con i propri genitori o con i propri
nonni che ancor prima di loro avevano percorso la stessa strada,le stesse
difficoltà, con lo stesso fine di genuflettersi davanti alla Madre di Gesù.
Potremmo pregare la stessa Grande Maria restando a Mandanici, ma invece no,
è più forte di ognuno di noi,vogliamo rendere devoto omaggio alla Madonna
nella Sua casa prescelta.
E' l'una di
notte di venerdì 10 maggio quando accompagnati da spari di mortaretti i
fedeli escono dalla Chiesa della Trinità cantando le lodi della Madonna, e
come una fiumana umana si avviano, per la maggior parte,ad intraprendere a
piedi l'annuale fatica. Padre Domenico Manuli in testa con stendardo e
tamburo a fare da apri fila. Anche padre Salvatore Orlando ha voluto essere
presente alla cerimonia di partenza. Ci sono pure fedeli arrivati
appositamente dal Belgio,dalla Germania,da Milano.
Ci lamentiamo
molto dei rumori notturni che non ci fanno riposare,quei mortaretti invece
non hanno dato per niente fastidio,fanno ormai parte del paesaggio,
dell'atmosfera divina che si crea.
Sabato mattina
alle nove l'incontro con gli altri fedeli arrivati attraverso autostrada,
che hanno preferito la via meno faticosa con le macchine o con l'autobus.
Tra i
pellegrini arrivati con l'autobus c'era pure “don Mario” un venditore
ambulante del catanese, molto devoto, che ha sentito il bisogno di
aggregarsi ai pellegrini di Mandanici.
Tutti
insieme,in un unico cuore, in una unica speranza sono saliti verso il
maestoso Santuario accompagnati dal nostro amato parroco don Domenico Manuli,
presente anche il Sindaco Armando Carpo.
Gabriella Urso
si è impossessata con grinta del tamburo di famiglia e con i suoni ritmati
di sempre ci ha accompagnati per un lungo tragitto, sarà il padre Nino a
strappargli il tamburo negli ultimi cento metri per proseguire in un lungo
tragitto fatto di secoli la tradizione dei “tammurinari”.
Santa messa
celebrata dal nostro parroco, poi la fame prende il sopravvento e ognuno si
mimetizza.
La domenica
pomeriggio il rientro dopo la lunga, spiritualmente fruttuosa, sfacchinata.
La Chiesa della
SS.Trinità riaccoglie i suoi fedeli tra il suono imponente a festa delle
campane della Chiesa madre e lo scampanio di quelle della SS.Trinità.
Tutta la
manifestazione si è svolta nella massima tranquillità grazie al brillante
coordinamento di ogni movimento gestito dal Presidente del Comitato per il
Tindari Roberto Crimi.