Ci arrendiamo prima di incominciare,
sarebbe assurdo, anzi supponente cercare di entrare, anche se in punta di
piedi, nel merito degli argomenti che in questa tre giorni mandanicese sono
stati trattati da illustri menti pensanti che qui in blocco si sono dati
convegno e ci hanno dato la possibilità di ossigenare la nostra mente,
ricordandoci che fatti non fummo “a vivere come bruti ma per seguir virtute
e canoscenza”.
Alla semplice lettura dei soli nomi
intervenuti al convegno viene la pelle d'oca, Mandanici dal canto suo si è
spesa tutta nell'offrire contenitori culturali di un certo spessore come il
museo etnoantropologico ed il monastero della SS. Annunziata nonché la
garbatezza di molti e la possibilità di fare degustare ai convegnisti piatti
di una cucina sana dal sapore antico e contadino.
La felicità esiste o no, è
raggiungibile o no oppure è una mera utopia e come tale è come l'orizzonte,
si ha la sensazione di toccarlo con mano, ma più ti avvicini, più si
allontana ma giustamente come dice il poeta uruguaiano Eduardo Galeano siamo
costretti a pedalare, a camminare se vogliamo sperare di afferrarla,
altrimenti siamo finiti.
Qualcuno scherzando, o forse no, ha
detto che la felicità è stata la possibilità di poter gustare quell'ottimo
piatto di fagiuoli.
Il museo etnoantropologico del SS.
Salvatore era pieno fino all'inverosimile, tanto che in molti sono stati
costretti ad ascoltare gli interventi dallo spiazzo antistante.
Molti dei convegnisti sono rimasti
in paese sistemati in case di privati cittadini che hanno dato la loro
disponibilità, altri presso l'agriturismo Villa Veronica, altri ancora nelle
stanzette dei monaci del Monastero della SS. Annunziata.
Un clima ideale ha fatto da cornice
all'intera manifestazione organizzata dal dott. Giuseppe Mento del
Policlinico universitario di Messina, nume tutelare di Mandanici, con il
Patrocinio dell'Amministrazione comunale del Sindaco Armando Carpo che con
garbo e sicurezza ha aperto venerdì sei settembre i lavori.
La notizia di quanto è avvenuto così
come formata ci è sembrata scarna, priva degli elementi che hanno
contraddistinto l'incontro culturale per cui al fine di fornire ulteriori
contributi ci siamo rivolti al nostro amico Giuseppe Arguto che ha seguito
come un assetato tutti gli interventi e a seguito della nostra richiesta non
si è tirato indietro facendoci pervenire le sue riflessioni.
Appena lessi il
programma dell’evento sulla pagina web dedicata, resomi conto della valenza
eccezionale dei temi da trattare e le illustri personalità del panorama
culturale italiano (ed europeo) che avrebbero offerto il loro straordinario
contributo nell'affrontare il tema “La felicità, Indagine metafisica
sull’esistenza”, non ho avuto alcun dubbio sulla mia partecipazione a
questo evento. Il 7 settembre u.s. alle ore 18:00 ero seduto nella ex-chiesa
del SS. Salvatore a Mandanici, per presenziare all’inaugurazione del
convegno/seminario secondo le indicazioni del programma. Per tre giorni ho
partecipato ad una “full immersion” dal carattere
filosofico-scientifico.
Ognuno di noi
conosce i suoi buoni motivi per decidere se partecipare o non partecipare a
un evento come quello in argomento. La percezione del “sapere”, come
patrimonio umano, si differenzia per ciascuno di noi, sulla base delle
diverse esigenze personali. Premesso questo, credo, tuttavia, che per la
cittadinanza di Mandanici, sussistano validi e nobili ragioni per cui si
sarebbe potuta esprimere una partecipazione “corale”; espressione non solo
di una sensibilità culturale, ma segno tangibile di un'unità e coesione che,
a margine di temi afferenti il benessere umano, superano le divisioni, le
frammentazioni e le divergenze del suo tessuto sociale. Ho incontrato e
conosciuto una moltitudine di persone provenienti non solo da Messina e
provincia, ma anche da altre località siciliane, a significare che il tema
oggetto del convegno/seminario e le personalità chiamate ad affrontarlo
pubblicamente, avrebbero meritato maggiore attenzione e interesse comune.
Poche, pochissime le persone di Mandanici presenti, eccezion fatta per
quelle del comitato organizzativo. Mandanici, per tre giorni e per la
seconda volta in un anno, è divenuto “centro di gravità permanente” di
intelligenze della cultura e scienze italiane. Un successo in termini di
risultati sul piano intellettuale ed un successo di immagine
dell'amministrazione di Mandanici, cui hanno dato ampio risalto tutti gli
intervenuti.
Il tema del
convegno/seminario è uno di quei temi cui da sempre (e per sempre) gli
esseri umani, anche quelli “distratti”, rivolgono (e rivolgeranno) le loro
risorse intellettive. Un tema chiave nel cammino esistenziale di ogni uomo e
donna, in ogni epoca, tanto più quella contemporanea, afflitta da
problematiche e questioni assolutamente critiche, drammatiche per numerose
aree del nostro pianeta. E' naturale che trattando la “felicità”, si sarebbe
argomentato anche sull'altra faccia della medaglia, “ l'infelicità”, ovvero
il dolore e la sofferenza, così come è avvenuto.
La sera
dell'inaugurazione, il ritardo registrato rispetto al programma originario,
ha suscitato un certo disagio in tutti gli uditori. Un ritardo non procurato
dal comitato organizzativo e che, comunque, ha rappresentato una nota
negativa, proprio all'esordio dell'evento. Ad ogni modo, gli interventi
successivi ma, soprattutto, la “lettura magistrale” condotta dal Professore
Salvatore Natoli, ha cancellato dalla memoria, senza dubbio, il precedente
incidente di percorso. Un intervento, quello di Natoli per il quale, a mio
avviso, si potrebbero spendere parole di apprezzamento, ma risulterebbero
sempre limitative rispetto al valore reale della lezione a cui ho
presenziato. Natoli è, nell'accezione più nobile del termine, uno studioso
“illuminato”. Ha preso per mano tutti i presenti, e in un religioso
silenzio, li ha guidati sapientemente lungo un percorso intenso di
conoscenze ed emozioni. Personalmente, Natoli mi ha suscitato molta
commozione. Egli ha trasmesso parte del suo vastissimo patrimonio culturale,
scientifico ed esperienziale. con passione e fervore e, nel contempo, con
una naturalezza e semplicità di trattazione che hanno permesso a tutti i
“presenti”, di uscire da quel luogo con una bagaglio culturale di
incommensurabili peso ed importanza. Tutto ciò, “gratuitamente”.
Le restanti
esposizioni e relazioni hanno interessato nomi e personalità qualificate
dell'ampio panorama culturale e scientifico che opera a Messina e nel Sud
d'Italia. Tutto è stato molto interessante, anche se in tutte le sessioni
non ho ravveduto, a mio giudizio, pieno coinvolgimento della platea. Le
discipline trattate, abilmente connesse al tema principale dell'evento,
erano molteplici e specialistiche. Gli argomenti, nonostante i relatori si
siano sforzati nel renderli fruibili ai più, erano argomenti rivolti ad un
pubblico qualificato. Eccellente e coinvolgente, non meno di quello del
professore Natoli, sempre dal mio punto di ascolto, l'intervento di padre
Alessio. Egli non ha avuto modo di esporre per intero la sua “traccia”,
perché i relatori che lo avevano preceduto, avevano “forato” i tempi
previsti per ciascuno di loro. Che peccato! Padre Alessio in venti minuti ha
offerto ai suoi uditori la sua profonda conoscenza dottrinale, la sua
ricchezza spirituale e la conoscenza integrale delle problematiche connesse
ai rapporti tra le differenti confessioni religiose in Occidente. Un
intervento che meritava più tempo di approfondimento, rispetto ad altre
esposizioni che, a causa della loro brevità (quindici minuti) mi sono
sembrate “inadeguate” per la loro superficialità di trattazione. Un modesto
suggerimento per i prossimi eventi: si opti per un programma più snello che
consenta di approfondire le tematiche principali. E, soprattutto, si
individui all'interno dei lavori, quel momento definito “questions time”,
ossia quel lasso di tempo prestabilito in cui la platea può interloquire con
i relatori per alcune precisazioni o per dirimere qualche dubbio dopo
ciascuna relazione.
L'eccellenza
del sapere si è di nuovo materializzata nella terza giornata del seminario
con la “lettura magistrale” condotta dal Professore Girolamo Cotroneo.
Quest'ultimo, a mio giudizio, con una precisa e articolata analisi
storico-filosofica, ha posto all'attenzione del pubblico, molto attento e
concentrato, il tema, strettamente connesso alla felicità, dell' “altruismo”
e, di conseguenza, del suo fenomeno opposto l' “egoismo”.
In conclusione,
ma non per ultimo. intendo sottolineare uno dei fattori determinanti la
riuscita dell’evento, ossia i luoghi che hanno ospitato i lavori e i momenti
conviviali che hanno richiamato il numerosissimo pubblico intervenuto.
Mandanici ha un patrimonio di opere e strutture di cui molti Mandanicesi,
secondo me, non hanno piena consapevolezza. In questi giorni, questo
patrimonio, unitamente alla competenza, l'ospitalità, la cordialità e il
grande impegno profuso da tutto il comitato organizzativo, ha permesso al
paese di Mandanici di lasciare un segno indelebile nella memoria collettiva.
Le atmosfere creatisi, in particolare quella presso il Monastero di Badia,
hanno consentito quelle condizioni ottimali che hanno favorito il massimo
dei risultati in termini di efficacia dell'evento. Termino con due spunti di
riflessione che ha offerto il Prof. Natoli e che vorrei riproporre a tutti
coloro che leggono qui e, maggiormente ai cittadini di Mandanici, ognuno
tragga le sue considerazioni:
-
l'
“infelicità” è lo scotto che si paga nella superbia
dell'autosufficienza;
-
la
“felicità” è “generatività “: occorre generare accoglienza, ospitalità,
occorre condividere.
Grazie a coloro
che mi hanno consentito di vivere giorni memorabili a Mandanici, con
particolare riferimento all’amico antico Mario Carpo.
Giuseppe
Arguto